Tempo Libero

Compatibilità tra incarichi di uffici stampa e collaborazioni per testate giornalistiche

Ordine e Sindacato in Toscana firmano un documento congiunto sul problema delle compatibilità tra incarichi di uffici stampa e collaborazioni per testate giornalistiche “nella consapevolezza che dalle regole si deve partire e alle regole si deve sempre tornare, in particolar modo proprio nei momenti di crisi”, affermano i rispettivi presidenti Carlo Bartoli e Paolo Ciampi

IL RICHIAMO ALLE NORME
Nel documento Ordine-Sindacato si ricorda che la carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa, fatta propria nel 2011 dall’odg, recita:
“in ogni caso, sia nelle strutture pubbliche che nel privato, il giornalista, in armonia con quanto prescrivono la legge 69/1963 istitutiva dell´ordine professionale, le norme deontologiche, e – per gli enti pubblici – la legge 150/2000, è tenuto, pur in un doveroso ambito di collaborazione, a separare nettamente il proprio compito da quello di altri soggetti che operano nel campo della comunicazione.”

UFFICI STAMPA PUBBLICI
Se in generale il problema della compatibilità tra uffici stampa e collaborazioni per testate giornalistiche può essere oggetto per taluni casi specifici di una particolare valutazione per accertare l’effettiva violazione delle norme deontologiche, nel caso degli UFFICI STAMPA PUBBLICI si aggiungono le precise disposizioni della legge 150/2000, il cui art. 9, comma 4 recita infatti: “I coordinatori e i componenti dell’ufficio stampa non possono esercitare, per tutta la durata dei relativi incarichi, attività professionali nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche. Eventuali deroghe possono essere previste dalla contrattazione collettiva di cui al comma 5.”

RICORDIAMO che in Sicilia è stata firmata ed è in vigore la relativa contrattazione collettiva che non prevede ALCUNA ALCUNA DEROGA in merito. Sul divieto di commistione tra ufficio stampa pubblico e qualsiasi altra attività giornalistica l’Ordine dei giornalisti si è espresso sempre molto chiaramente.

“Non sono compatibili con la deontologia professionale e con il giornalismo inteso come informazione critica quelle situazioni in cui il giornalista assume il duplice ruolo di chi, retribuito per dare una corretta informazione, trae contemporaneamente un utile diretto o indiretto – anche per interposta persona – da attività contrastanti con il suo dovere e con la libertà d’informazione e di critica. A questo ambito di violazioni della deontologia professionale va riferito il caso del giornalista dipendente o collaboratore fisso di testata che ricopre incarichi retribuiti in uffici stampa di enti pubblici o privati.

Dopo l’entrata in vigore della legge 150/2000, i giornalisti della carta stampata, della tv, della radio e di Internet non possono tenere collaborazioni con la pubbliche amministrazioni. Le commistioni tra attività giornalistica e attività di ufficio stampa non sono lecite né tollerabili”.
Per quanto è dato sapere, in Sicilia per violazione del divieto di commistione tra uffici stampa e altra attività giornalistica non vengono comminate sanzioni da parte dell’Ordine regionale dei giornalisti.

L’ASPETTO SINDACALE
Il documento denuncia i riflessi che la violazione comporta verso il mercato del lavoro. “Tutto questo ha indubbiamente anche un aspetto sindacale perché, fermo restando che oggi un giornalista non assunto per raggiungere un minimo di reddito è costretto a svolgere più incarichi – e nessuno può e deve contestare questo – è evidente che certe sovrapposizioni sono inaccettabili e portano via anche posti di lavoro per colleghi attualmente senza contratti.”

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