
Stefano Cirillo rompe il silenzio sul caso Cuffaro dopo il pronunciamento del Tribunale del Riesame. Al centro, il rischio di una giustizia che confonde indagini e sentenze e che, così, altera il confronto democratico.
Accanimento giudiziario e giustizia politicizzata
8 febbraio 2026 —
“Quando la difesa della legalità ignora le decisioni dei giudici e insiste su accuse che non reggono, smette di essere garanzia e diventa accanimento.
Se non fossimo davanti a un’inchiesta giudiziaria, ma a un caso medico, lo chiameremmo senza esitazioni accanimento terapeutico.
È esattamente ciò che emerge dal caso Cuffaro. Il Tribunale del Riesame ha respinto i ricorsi della Procura di Palermo, cancellando le ipotesi di corruzione, associazione a delinquere , lasciando in piedi una contestazione marginale e circoscritta.
Nonostante ciò, per mesi è stato alimentato il racconto di un presunto “sistema” politico criminale, una narrazione mediatica sproporzionata che ha prodotto un danno politico evidente e uno sconvolgimento di tutto il Partito.
Non è stata colpita solo una persona.
È stata colpita la Democrazia Cristiana, dipinta come un’anomalia, una minaccia, una riedizione sospetta del passato.
E questo è semplicemente inaccettabile.
Non ci giriamo attorno, l’obiettivo non era solo giudiziario.
La DC è stata criminalizzata attraverso ipotesi investigative smentite dai tribunali, alterando il confronto democratico, deformando il dibattito pubblico e delegittimando un soggetto politico.
Totò Cuffaro, con una vicenda giudiziaria nota, conclusa e definitivamente giudicata, non può essere trasformato in un bersaglio simbolico permanente. Né può essere usato come clava per colpire chi oggi fa politica nella Democrazia Cristiana.
Non è in discussione il rispetto della magistratura, ma un uso dell’azione giudiziaria che confonde indagini e sentenze , e scatena processi mediatici di un giornalismo deviato dagli effetti politici irreversibili.
Nessuno osi insinuare ambiguità, le vittime e gli eroi della lotta contro le mafie sono anche i nostri eroi. Saremo sempre dalla parte della giustizia, contro ogni criminalità e contro ogni mafia.
Ma in una democrazia degna di questo nome i partiti si giudicano nelle urne, non nelle procure.”
Stefano Cirillo



