“Caro Sgarbi, grazie per averci insegnato a vedere”
La lettera aperta di Salvo Nugnes: riconoscenza e stima per un intellettuale che ha reso la bellezza accessibile a tutti

Vittorio Sgarbi, il Maestro che ha riportato l’arte tra la gente
Caro Vittorio,
sono passati più di quarant’anni da quando la tua voce ha iniziato a risuonare nel panorama culturale italiano con forza, chiarezza e, soprattutto, passione. In tutto questo tempo non sei mai stato un semplice critico d’arte: sei stato un interprete, un custode, un combattente. E oggi, in un’epoca che sembra dimenticare troppo in fretta, possiamo dirlo con gratitudine: sei un Maestro vero, uno di quelli che non hanno mai smesso di credere che l’arte sia una cosa viva, urgente, necessaria.
Ricordo con piacere e riconoscenza gli anni trascorsi assieme a lavorare. Una decade intensa, in cui giorno dopo giorno ho cambiato il mio punto di vista, ho affinato lo sguardo, fino a potermi formare e forgiare una passione autentica per l’arte. Una passione che oggi è parte viva della mia identità, e che ti devo.
Ci hai insegnato che l’arte non si guarda soltanto: si vive. Che non può essere confinata nei musei come in mausolei, ma deve abitare le strade, i dibattiti, le coscienze. La tua visione ha superato ogni confine accademico o elitario: hai sempre detto che l’arte non appartiene a pochi, ma a tutti. E che ciascuno ha il diritto – e il dovere – di fruirne, difenderla, amarla. In tutti i modi possibili.
Hai restituito all’arte la sua funzione originaria: servire la vita. L’arte che consola, che scuote, che provoca. L’arte che ci fa pensare, sognare, reagire. Hai riportato Caravaggio, Pasolini e tanti altri tra la gente comune. Hai risvegliato l’Italia più bella, quella nascosta nei piccoli musei, nelle chiese dimenticate, nei borghi lontani dai riflettori. E lo hai fatto con la passione travolgente di chi crede davvero in ciò che dice.
Spero con tutto il cuore che questo surreale periodo complicato trovi presto la sua fine. È urgente restituirti la libertà piena di essere dove devi essere: tra le persone, a parlare, scrivere, raccontare. Perché sono in tanti, siamo in tantissimi, ad aspettarti. I tuoi estimatori vogliono tornare ad ascoltarti, leggerti, seguirti nelle tue imprese. Perché nessuno, come te, ha mai fatto vincere l’arte nel quotidiano della gente. Nessuno l’ha resa così necessaria, così concreta, così nostra.
Sei stato, e sei ancora, una voce scomoda, pungente, irrinunciabile. E per questo necessaria. In un tempo che divora tutto con superficialità, tu sei rimasto saldo e coerente nella tua missione: educare, provocare, ricordare. A noi – e soprattutto ai giovani – che l’arte è memoria, libertà, identità.
Ti scrivo con riconoscenza profonda. Perché attraverso di te abbiamo imparato a guardare con occhi nuovi. A riconoscere la bellezza anche dove sembrava invisibile. Abbiamo capito che un quadro, una scultura, un monumento non sono solo oggetti: sono frammenti della nostra storia, del nostro presente e del nostro futuro.
Sei un Maestro autentico. Forse l’ultimo con questa forza, certo il primo ad aver reso l’arte così vicina, così viva, così parte di noi. E per questo ti dobbiamo molto. Oggi più che mai.
Con stima, ammirazione e affetto,
Salvo Nugnes




