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Caritas Palermo: “Rispondiamo subito alle povertà”

foto www.tech-media.it

I poveri sono i co-protagonisti del Vangelo e ne rappresentano il cuore quando diventano per Gesù il modello cui tendere per imitarlo, proposto dal Maestro stesso nelle beatitudini. Non ha dubbi Papa Francesco quando dice che, al centro della vita, un posto considerevole devono averlo i poveri insieme ai bambini, agli anziani e ai giovani, schiacciati da una società che mette sempre più al centro potere e denaro.

«Questo è il cuore del Vangelo, io sono credente in Dio e in Gesù Cristo, per me il cuore del Vangelo è nei poveri» ha detto Papa Francesco, aggiungendo che questa sua posizione è stata utilizzata, a volte, per etichettarlo.

«Ho sentito alcuni mesi fa che una persona ha detto: con questo parlare dei poveri, questo Papa è un comunista! No, questa è una bandiera del Vangelo, la povertà senza ideologia, i poveri sono al centro del Vangelo di Gesù».

Di poveri ce ne sono tanti, oltre che materialmente anche spiritualmente, ma la società appare sempre più distante se non proprio infastidita da chi ha un disagio piccolo o grande e ci chiede aiuto e sostegno a vario livello.

Proviamo allora a fare tesoro delle parole di Papa Francesco che in Cristo Gesù, ci spinge a fare un passo indietro dal nostro egoismo, dalla nostra corsa sfrenata ad accumulare beni e a consumare piaceri individuali e di gruppo, un passo indietro per riflettere e capire che dare conforto, aprirsi all’altro nelle forme più varie, che vanno dal sostegno materiale a quello spirituale, ci condurrà a conquistare il tesoro di cui parla Gesù. Tra le persone più schiacciate dalla nostra società ci sono i più fragili e, fra questi i giovani, i bambini e gli anziani e, non ultimi per importanza, i parecchi migranti che giungono nelle nostre coste perché fuggono da fame e da guerra.

«In questo momento della storia l’uomo è stato buttato via dal centro – dice ancora Papa Francesco -, è scivolato verso la periferia, e al centro, almeno in questo momento, c’è il potere, c’è il denaro. In questo mondo i giovani sono cacciati via. Sono cacciati via i bambini – non vogliamo bambini, solo famiglie piccole – e sono cacciati via gli anziani: tanti di loro muoiono per una eutanasia nascosta perché non si ha cura di loro. Siamo entrati in una cultura dello scarto: quello che non serve a questa globalizzazione, si scarta, gli anziani, bambini e giovani».

La povertà assoluta in Italia è raddoppiata rispetto agli anni precedenti alla crisi, ma il futuro non è roseo: neanche con la crescita economica la povertà tornerà ai livelli pre-crisi. È questa l’analisi della Caritas italiana nel suo primo rapporto annuale sulle politiche contro le povertà dal titolo «Il bilancio della crisi. Le politiche contro la povertà in Italia», presentato recentemente a Roma. Il rapporto fa un quadro complessivo della situazione e analizza a fondo le misure messe in campo dai diversi governi per tentare di fronteggiare l’avanzata della povertà, guardando al futuro e ipotizzando possibili scenari.

Secondo il rapporto, infatti, se negli anni pre-crisi il fenomeno riguardava quasi esclusivamente il Sud, oggi accanto alla questione meridionale ce n’è una settentrionale. Se nel 2007 riguardava molto spesso gli anziani, oggi riguarda anche i giovani. E se le più colpite prima della crisi erano le famiglie con almeno 3 figli, oggi l’asticella è scesa e già con 2 figli si rischia di finire in povertà assoluta. Infine, il lavoro. La povertà assoluta, negli anni pre-crisi riguardava soprattutto chi non aveva un lavoro. Oggi tocca anche chi ne ha uno.

«Ci si può attendere che l’auspicata ripresa della crescita economica determini, nei prossimi anni, una riduzione del tasso di povertà – si legge nel rapporto -, anche se tempi e proporzioni dell’arretramento sono imprevedibili. Gli economisti, tuttavia, concordano nel ritenere che la povertà non potrà tornare al livello pre-crisi, a causa dell’indebolimento strutturale del contesto socio-economico italiano. Una diffusione della povertà superiore a quella conosciuta in passato, dunque, caratterizzerà il nostro paese negli anni a venire».

È la Sicilia, con il 32,5 per cento di famiglie indigenti contro una media nazionale del 26 percento, la regione più povera d’Italia. Ha superato anche la Calabria, dove l’indice di povertà relativa risulta pari al 32,4 per cento. È quanto emerge da un’indagine dell’Istat sulla povertà in Italia nel 2013.
Secondo lo studio, il numero di persone indigenti, in Sicilia, è cresciuto di 2,5 punti percentuali rispetto al 2012, passando dal 29,6 percento al 32,5. Dati confermati anche da un’indagine della Cia, la Confederazione italiana agricoltori.

«La crisi persistente e la disoccupazione in aumento stanno impoverendo le famiglie, solo nell’ultimo anno sono stati oltre 4 milioni gli italiani costretti a rivolgersi agli enti caritativi per un pasto gratuito o un pacco alimentare”. La situazione economica degli italiani, fa notare la Cia, è giunta al limite soprattutto al Sud, dove il disagio economico è sempre più diffuso: in Calabria e in Sicilia in particolare l’incidenza di povertà tocca una famiglia su tre».

Tenendo, allora, in alta considerazione sia le sollecitazioni di Papa Francesco quando parla di povertà, sia i dati, dobbiamo sforzarci di mettere in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione sia a livello ecclesiale che pubblico-istituzionale e privato sociale per rispondere sempre più tempestivamente a tutte le realtà sociali più fragili.

Il beato padre Pino Puglisi diceva che «Se ognuno fa qualcosa, tutti insieme possiamo fare cose grandi». Per riuscire ognuno di noi nella nostra vita ad essere grandi dobbiamo, però, lasciare aperta la porta a Dio, al bene, all’amore che ci proietta ogni giorno verso nuovi impegni e nuove sfide sociali. Soltanto se partiamo dalle povertà, dunque, ci apriremo sempre più autenticamente all’altro.

Comunicato stampa  Caritas Diocesana di Palermo

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