Cannabis terapeutica in Sicilia, dopo il voto dell’Ars adesso Schifani ascolti il Comitato
Il tema non riguarda ideologie o bandiere: riguarda cure, dignità e responsabilità verso i pazienti siciliani

Cannabis terapeutica, la politica ascolti il dolore: non è ideologia, è diritto alla cura
Dopo il voto dell’Ars e l’attesa di un incontro con Schifani, la Sicilia è davanti a una scelta che riguarda salute, dignità e responsabilità istituzionale
PALERMO 10 aprile 2026 – Ci sono temi che non possono essere ridotti a slogan, appartenenze o letture di parte. La questione della cannabis terapeutica in Sicilia è una di queste.
Dopo l’Ordine del Giorno approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana, che impegna il governo regionale ad ampliare l’elenco delle patologie curabili in regime di rimborsabilità, il segnale politico è arrivato in maniera chiara. Il Parlamento siciliano ha riconosciuto che questo non è un argomento da confinare ai margini del dibattito pubblico, ma un nodo concreto che riguarda il diritto alla salute, l’equità nell’accesso alle cure e la dignità dei pazienti.
Il provvedimento si inserisce in un percorso che non nasce oggi. Alle sue spalle c’è il lavoro del Comitato transpartitico “Esistono i Diritti”, guidato da Gaetano D’Amico, che da anni richiama l’attenzione delle istituzioni regionali sulla necessità di aggiornare una normativa ritenuta troppo restrittiva rispetto al quadro nazionale.
Il punto politico, però, non si esaurisce nell’approvazione dell’Ordine del Giorno. C’è infatti un passaggio che oggi assume un valore ancora più forte: il Comitato attende ancora di essere ricevuto dal presidente della Regione Renato Schifani.
Ed è proprio qui che si misura, adesso, la sensibilità della politica.
Una battaglia che riguarda la persona, non le bandiere
Ricevere il Comitato non sarebbe soltanto un gesto formale. Sarebbe il segnale di una politica che sceglie di confrontarsi con la sofferenza reale di pazienti, famiglie, caregiver e cittadini che chiedono ascolto su un tema delicato ma essenziale.
Troppo spesso, in questi anni, le battaglie sui diritti civili sono state lette esclusivamente attraverso una lente ideologica. E la questione della cannabis terapeutica, purtroppo, è stata spesso raccontata come se fosse un’iniziativa riconducibile a una sola area culturale e politica, spesso identificata con la sinistra.
Ma continuare a leggerla in questo modo sarebbe un errore grave.
Qui non si discute di schieramenti. Qui non si tratta di sposare una bandiera o di alimentare una contrapposizione tra destra e sinistra. Qui si parla di cure, di accesso ai trattamenti, di benessere umano, di qualità della vita.
Ed è questo il punto che deve entrare con chiarezza nel dibattito pubblico siciliano: una battaglia di questo tipo, portata avanti da un comitato che nasce con una vocazione trasversale e transpartitica, non appartiene a una sola cultura politica. Al contrario, richiama tutta la politica, nessuno escluso, ai propri doveri verso i cittadini.
Il centro della questione non è l’ideologia. Il centro è la persona. Il dolore. La necessità di garantire ai siciliani gli stessi diritti di cura riconosciuti in altre regioni italiane.
Il nodo siciliano e la richiesta di un passo concreto
Secondo quanto emerso nel confronto pubblico e istituzionale di queste settimane, oggi in Sicilia l’accesso alla cannabis terapeutica in regime di rimborsabilità resta più limitato rispetto a quanto consentito dalla normativa nazionale. È proprio questa disparità che il Comitato, insieme ad esponenti politici e civili di diverse aeree di appartenenza, contesta da tempo.
Non si tratta di chiedere eccezioni. Si tratta di evitare che i pazienti siciliani si trovino in una condizione di svantaggio rispetto ad altri cittadini italiani, su un terreno che riguarda direttamente il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Per questo l’approvazione dell’Ordine del Giorno all’Ars rappresenta un fatto politico rilevante: perché dimostra che il messaggio è stato recepito anche dalla maggioranza e che il tema non può più essere archiviato come marginale o ideologico.
Adesso, però, serve il passaggio decisivo. Serve che il governo regionale dia seguito all’indirizzo espresso dall’Aula. Serve che l’ascolto istituzionale si traduca in atti. Serve che il presidente Schifani apra un confronto sul rena e anche diretto con il Comitato “Esistono i Diritti”, riconoscendo il valore umano e sociale di una richiesta che riguarda la vita concreta delle persone.
La dichiarazione di Gaetano D’Amico
«Questa non è una battaglia ideologica e non appartiene a una parte politica. È una richiesta di civiltà che mette al centro il dolore dei pazienti, il diritto alla cura e il dovere delle istituzioni di non lasciare indietro nessuno. Chiediamo al presidente Schifani di ascoltare il Comitato e di trasformare questo passaggio parlamentare in una scelta concreta di responsabilità sociale e sanitaria».
Una scelta politica, ma soprattutto sociale
È qui che la Sicilia può compiere una scelta alta. Non una scelta di propaganda. Non una concessione simbolica. Ma una decisione capace di produrre effetti concreti sul piano sanitario, sociale e culturale.
Perché affrontare questa vicenda con responsabilità significherebbe mandare un messaggio preciso: la Regione sa distinguere tra il rumore ideologico e il bisogno reale. Sa andare oltre le etichette. Sa leggere il dolore umano senza trasformarlo in terreno di scontro.
In una stagione storica in cui tutto rischia di essere filtrato attraverso l’appartenenza, la Sicilia ha oggi l’occasione di dimostrare maturità istituzionale e sensibilità sociale.
La salute non appartiene a una parte politica.
Il dolore non ha colore.
La cura non può essere ostaggio delle letture di parte.
Per questo il presidente Schifani e il governo regionale sono chiamati a compiere una scelta che va oltre il perimetro della politica quotidiana: ascoltare, incontrare, decidere.
Se questa vicenda verrà affrontata con il coraggio della responsabilità, la Sicilia potrà trasformare una richiesta nata dal basso in una vera svolta di civiltà.
Non sarebbe una vittoria di qualcuno.
Sarebbe una vittoria della persona, della dignità e del diritto alla salute.
Ed è proprio su questo terreno che la buona politica ritrova la propria ragione più alta: non dividere, ma prendersi cura.

Immagine di copertina.
Foto da sx; Alberto Mangano, Diario Safina, Stefano Pellegrino, Gaetano D Amico, Valentina Chinnici, Monica Sapio



