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Canile Municipale di Palermo : la riflessione di Silvana Di Fede una delle volontarie.

Le polemiche negli ultimi anni non hanno risparmiato la struttura di via Del Tiro a Segno , reperibilità, trasferimenti di cani, emergenze sanitarie, ritardati interventi di soccorso di animali in difficoltà, tutti fatti che hanno più volte fatto scoppiare le proteste di cittadini ed animalisti.

Presidi, sit in , manifestazioni per la tutela del benessere dei quattro zampe ospiti del rifugio sanitario, non appartengono al passato remoto ma alla cronaca recente di questa città.

Migliaia i cani che nel corso degli anni hanno varcato il cancello del canile municipale, ciascuno con la sua storia da raccontare, fatta di abbandoni, sevizie, combattimenti e manifestata attraverso uno sguardo a volte impaurito, altre aggressivo ma sempre con la fiducia e la speranza di chi ha la volontà di iniziare un nuovo cammino per annullare il triste trascorso.

Uno sguardo oggi rappresentato da Aki , gigante buono ed ospite del rifugio, cane copertina per antonomasia.

Negli anni sono stati i volontari ad interpretare esigenze e stati d’animo di questi amici a quattro zampe, traditi nel più profondo dell’intimo dall’uomo, essere di mutevoli e spesso crudeli e superficiali sentimenti.

A proposito di volontari pubblichiamo integralmente una lettera aperta , fatta di dubbi e considerazioni riguardo il futuro del canile e dei suoi ospiti, scritta da Silvana Di Fede:

 

“L’area su cui si estende il canile comunale di Palermo, nasce da una
struttura centrale e storica costruita negli anni ’40 e con l’ unica funzione di contenere i cani randagi prima di essere uccisi.
Ho avuto il privilegio di conoscere e ascoltare i racconti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle quelle atroci esperienze; giovani, allora, che salvavano i cani prima di essere soppressi; giovani uniti e coesi nel perseguire un solo scopo… salvarne il più possibile e senza applausi ne riflettori. Gli stessi giovani che hanno lottato affinché la mentalità e la legge si adeguasse ai tempi e ci sono riusciti. Quella struttura, dal ’91, non doveva essere più un luogo di morte ma di rinascita e di lotta al randagismo. Costruita in un’area isolata, è stata ” avvolta” dall’espansione edilizia e oggi è totalmente immersa tra i palazzi.
Ciò nonostante tale complesso è stato più volte parzialmente ristrutturato e corpo d’origine centrale si sono aggiunti altri settori necessari ad accogliere l’esercito di randagi prodotto da una città senza senso civico e priva di sensibilità.
L’elevato numero di randagi e soprattutto i continui abbandoni di una città criminale lo hanno presto sovraffollato ,tanto da richiedere l’adeguamento del “ex macello” a canile. Ma anche questo, col tempo, è risultato insufficiente.

Oggi, il canile necessità di un RESTYLING e per raggiungere tale obiettivo è necessario svuotarlo di tutti i suoi ospiti e spendere la modica cifra di 2 milioni di euro ( sono fondi Fas ed è stata fatta regolare gara d’appalto per attribuire i lavori) e richiederà 18 mesi di lavori e quindi di chiusura.
Questa ristrutturazione è stata, finora, impedita dalla difficoltà di svuotarlo; in primo luogo trovare strutture adeguate ad ospitare i cani già presenti stipulando convenzioni ed in secondo luogo a trovare posto alle centinaia di emergenze quotidiane che non POSSONO essere ignorate.
Da cittadina pongo delle domande e spero di trovare risposte:
dove sono destinati i cani presenti nella struttura?
nei 18 mesi di chiusura per i lavori, dove verranno accolti i randagi che necessitano di cure e che per legge devono essere messi in sicurezza “cani morsicatori”, sequestrati, feriti ed ammalati, cuccioli, cani padronali, cani ritrovati legati?
Credo che tutti quelli che hanno a cuore le sorti degli animali debbano ricevere risposte e rassicurazioni perché 18 mesi( sulla carta) sono lunghi e le emergenze in questa città sono davvero tante… troppe per non essere scrupolosamente considerate.

VOGLIAMO RISPOSTE CONCRETE! COSA SUCCEDERA’ NEI 18 MESI DI CHIUSURA?

Forse questi 2 milioni di euro potevano essere utilizzati per COSTRUIRE una nuova area, destinata al ricovero degli animali, piuttosto che ristrutturare un canile immerso tra i palazzi che per legge non ci dovrebbe stare. E se a questi due milioni di euro aggiungiamo i soldi pubblici spesi per convenzioni ( con cliniche e altri canili) forse di strutture NUOVE se ne costruivano più di una”.

 

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