“Una vita messa a dura prova”: Miccichè ricorda Contrada e rilancia il referendum sulla giustizia
Il deputato omaggia l'ex numero tre del SISDE e chiede che la sua storia diventi argomento di riflessione civile

POLITICA
Miccichè ricorda Bruno Contrada: “Una vita segnata da un’ingiustizia che merita di essere raccontata”
Il deputato regionale di Grande Sicilia esprime cordoglio per la scomparsa dell’ex dirigente del SISDE e rilancia il tema del referendum sulla giustizia
La notizia della morte di Bruno Contrada scuote ancora una volta il dibattito siciliano tra memoria, giustizia e politica. A prendere parola è Gianfranco Miccichè, deputato regionale di Grande Sicilia, che affida a una nota ufficiale il suo cordoglio e una riflessione dura e diretta sulla vicenda giudiziaria che ha segnato per decenni la vita dell’ex numero tre del SISDE.
Il cordoglio di Miccichè: “Ha affrontato tutto con forza e dignità”
“Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Bruno Contrada. La sua vita è stata messa a dura prova da vicende giudiziarie inenarrabili, che lo hanno segnato profondamente. Nonostante tutto, ha affrontato questa lunga e dolorosa ingiustizia con grande forza e dignità.”
Una storia da raccontare, soprattutto oggi
Miccichè sceglie di collegare la scomparsa di Contrada a un tema politico attuale: il referendum sulla giustizia. Lo fa senza giri di parole.
“La storia di Bruno Contrada meriterebbe di essere raccontata a tutti coloro che oggi nutrono ancora dubbi su cosa votare al prossimo referendum sulla giustizia.”
Un passaggio che trasforma il messaggio di cordoglio in un appello civile, affidando alla memoria di un uomo il peso di un argomento collettivo.
Il messaggio alla famiglia
“Alla sua famiglia rivolgo un affettuoso abbraccio e le più sincere condoglianze in questo momento di dolore.”
La morte di Bruno Contrada riapre ferite mai del tutto rimarginate nella storia giudiziaria italiana. La sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, seguita dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che nel 2015 stabilì la violazione dell’articolo 7 della Convenzione europea, resta uno dei casi più controversi degli ultimi trent’anni. Una vicenda che, come ricorda Miccichè, non appartiene solo a un uomo, ma a un’intera stagione della Repubblica.



