Boss al concerto neomelodico, Varchi: “La mafia non è folklore”
La parlamentare FdI richiama la proposta di legge contro l’apologia mafiosa

CRONACA
Palermo, boss mafiosi al concerto del neomelodico Anthony. Varchi: “La mafia non è spettacolo”
Dediche dal palco a detenuti per mafia, scatta il foglio di via per il cantante e la sospensione della licenza
Come abbiamo riportato questa mattina, in una sala bingo, durante un’esibizione del cantante neomelodico Anthony, sarebbero state pronunciate dal palco dediche rivolte a persone detenute per reati di mafia. Secondo quanto riportato dalla stampa, in prima fila erano presenti anche due boss mafiosi. Dopo le segnalazioni, sono arrivati i primi provvedimenti.
La vicenda è stata commentata dalla deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi, che ha ricostruito quanto accaduto partendo dalle sue denunce.
“Una sala bingo gremita di gente non solo per tentare la fortuna, ma per ascoltare dediche rivolte a chi si trova in carcere per reati di mafia. In prima fila, secondo quanto riportato dalla stampa, anche due boss. Avevo denunciato tutto e oggi è arrivato il foglio di via da Palermo per il cantante. È seguita la sospensione della licenza per 30 giorni”
Provvedimenti dopo le segnalazioni
Dopo le verifiche, per il cantante Anthony è stato disposto il foglio di via da Palermo, mentre per la sala che ha ospitato l’evento è scattata la sospensione della licenza per trenta giorni. Misure che arrivano a seguito del clamore suscitato dalle notizie emerse nelle ultime ore.
“La mafia non è folklore”
Nel suo intervento, Varchi ha ribadito una linea netta sul tema.
“Non possiamo continuare a far finta di niente. La mafia non è spettacolo. Non è folklore. Non è una dedica dal palco. La mafia è violenza, intimidazione, controllo del territorio, famiglie spezzate e giovani a cui viene rubato il futuro“
Secondo la deputata, ogni forma di legittimazione pubblica, anche indiretta, rischia di alimentare una cultura che andrebbe invece contrastata con decisione.
La proposta di legge
La parlamentare di Fratelli d’Italia ha collegato l’episodio al lavoro portato avanti in Parlamento.
“Per questo ho presentato una proposta di legge contro l’apologia di mafia. Per rafforzare gli strumenti contro chi glorifica, celebra o normalizza organizzazioni criminali e i loro appartenenti. Non è una battaglia contro la musica o contro l’arte. È una battaglia contro ogni forma di complicità culturale con la criminalità organizzata”.
Nel passaggio conclusivo, Varchi ha richiamato il confine tra diritti e responsabilità:
“La libertà di espressione non può diventare uno scudo per esaltare chi ha costruito il proprio potere sulla paura e sul sangue”.
L’episodio riporta l’attenzione sul rapporto tra spettacolo, messaggi pubblici e legalità, in una città che continua a fare i conti con il peso della criminalità organizzata e con la necessità di segnali chiari, anche sul piano culturale.



