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Bilancio dell’Ars. La stangata da 158 mln di euro sulle teste dei siciliani

Quest’anno fare le leggi e controllare l’attività di governo costerà ai siciliani 158 milioni di euro.  E’ la somma destinata al funzionamento del Parlamento più antico d’Italia (fu convocato per la prima volta da re Ruggero I nel 1097) che, in piena crisi finanziaria nazionale, si è guadagnato dai media d’oltre Stretto l’appellativo di consiglio regionale più costoso del Paese.

Nonostante i tagli applicati negli ultimi tre anni, 175 milioni nel 2012, 164 nel 2013 e 160 milioni 877 mila euro nel 2014, la proposta di bilancio interno approvata lo scorso 29 dicembre dal Consiglio di Presidenza di Palazzo dei Normanni riduce la spesa di soli 2 milioni 860 mila euro. La parte più cospicua di questo immenso tesoro, proviene dalla dotazione annuale che mamma Regione destina al Palazzo Reale, ben 146 milioni di euro. Anche quella ridotta, per carità, basti pensare che nel 2011 il costo per i contribuenti ammontava a 162 milioni e 200 mila euro. Insomma, una sforbiciata di appena 16 milioni in quattro anni sono una magra consolazione per la Sicilia che ha il record di disoccupati e dove sei giovani su dieci non trovano lavoro.

“Sulla dotazione regionale stiamo portando una serie di modifiche e di progressione sempre in negativo- tiene a sottolineare il deputato questore Paolo Ruggirello, destinatario di due minacce di morte negli ultimi cinque mesi- . Ci siamo imposti una riduzione del 10 per cento nel triennio 2014-2016, così come previsto dalla legge regionale 1/2014, che significa un taglio di circa il 3 per cento annuale su queste risorse. Stiamo facendo anche economia su beni e servizi dell’Assemblea e sulla stessa dotazione regionale, ma più di così non possiamo fare. Bisogna considerare che la voce più grossa in questo bilancio è rappresentata dal personale in quiescenza, 78 milioni fra parlamentari e personale, costo che è aumentato rispetto allo scorso anno di 8 milioni di euro. E’ anche su questo che dovremmo intervenire e stiamo già lavorando col Consiglio di Presidenza per trovare delle soluzioni affinché il personale in pensione non gravi ancora sul bilancio dell’Ars”.

A cosa state pensando?

“Ad esempio, ad accordi con l’Inps o con degli istituti di credito. Ma c’è un’altra cosa che vorrei sottolineare- prosegue Ruggirello di Articolo 4- . Su 90 deputati, 45 di essi spesso non sono presenti ai lavori d’Aula perché rivestono ruoli che vengono garantiti fino ad ora dalla presenza d’ufficio (consiglio di presidenza, capigruppo, presidenza delle commissioni), ma di fatto è come se fossero presenti. Il che implica che non viene detratta loro la percentuale pari all’1 per cento sul gettone presenze”.

A questo proposito, come non ricordare l’inchiesta di Piero Messina su “L’Espresso” che ha rilevato come dal 31 luglio fino a metà novembre l’Assemblea siciliana ha lavorato soltanto 38 ore su 90 giornate lavorative disponibili, ferie escluse. In pratica, gli onorevoli siciliani sono stati presenti in Aula per 23 minuti al giorno. E che dire, poi, delle spese per il personale di ruolo e delle relative indennità di risultato per le quali l’Ars sgancia 25 milioni 700 mila euro. L’elefantiaca macchina provvede anche al vestiario di servizio con 170 mila euro, dieci in meno rispetto al 2014. Ma pesano anche i trasferimenti ai gruppi parlamentari, che costano ai cittadini 6 milioni 250 mila euro, appena 99 mila euro in meno dello scorso anno.

Infine, stupisce la lievitazione dei costi della Presidenza schizzati a un milione, 150 mila euro in più rispetto al 2014. Uno stupore che deriva dalla ferma presa di posizione del numero uno di Sala d’Ercole, Giovanni Ardizzone, che più volte è sceso in difesa della “casta” contro “alcuni ciarlatani, e non mi riferisco ai giornalisti siciliani, che continuano a dire che siamo il Parlamento che costa di più. Non lo consento perché i fatti stanno dalla nostra parte”.

Il pezzo attende una seconda parte con la replica del presidente Ardizzone.

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