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Bernava: “Orientare la Sicilia a uno sviluppo produttivo”

Maurizio Bernava

In occasione della manifestazione regionale di Cgil Cisl Uil sul tema “lavoro, sviluppo, tutele” e dell’arrivo al Politeama di Palermo di oltre mille delegati di tutti i settori dell’economia dell’Isola, il segretario della Cisl Sicilia Maurizio Bernava interviene sui temi al centro della rivendicazione di “un accordo sociale strategico che serve al mondo del lavoro e al sistema delle imprese ma anche al governo e alla politica”

È la tempesta senza fine di una crisi che non ha precedenti e i cui effetti in Sicilia hanno travolto tutti i settori dell’economia, che costringe il sindacato siciliano a mantenere una pressione convinta e forte su ogni livello di governo. È l’emergenza sociale, che impone strategie concrete e concrete azioni di governo. In sede Ue, dal governo nazionale, dai governi locali. È la pesante situazione economica e sociale siciliana sempre più grave e senza sbocchi, che obbliga il sindacato confederale a mobilitarsi per il lavoro, lo sviluppo produttivo, per nuove tutele sociali. Perché la Sicilia è l’area più colpita dalla recessione, dal peggioramento delle condizioni sociali, dall’indebitamento crescente di un sistema e di un’amministrazione pubblici pesanti, troppo costosi, inefficaci. Così mentre il Pil cala, i consumi crollano, l’indebitamento pubblico sale così come il tasso di povertà che in Sicilia investe quasi il 30% delle famiglie, il centro della scena del governo regionale, da ben otto mesi ormai, è occupato unicamente da vicende e querelle politico-elettorali.

E il tema della crisi, e della necessaria strategia anticrisi e per lo sviluppo produttivo, è di fatto scomparso dall’agenda delle priorità. Ma dalla crisi si esce solo se concorrono con strategie efficaci, rapide e mirate, sia il governo nazionale che quello regionale. Dunque, la Sicilia deve sentire l’urgenza e il dovere, non solo politico, di attrezzarsi con una propria strategia anticrisi, che al momento non c’è. È questo il nostro unico obiettivo, per il quale rivendichiamo il confronto sociale generale: che sia definita e varata rapidamente una tale strategia, con politiche per attrarre e sostenere investimenti rilanciando le infrastrutture materiali e immateriali e rendendo produttivi tutti gli ambiti, dalla pubblica amministrazione ai tanti capannoni e aree industriali abbandonati.

Chiediamo politiche che accelerino e diano efficienza alla spesa dei fondi Ue impegnando la Regione a farsi accompagnare, in tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione, dai grandi centri di programmazione del governo nazionale ed europeo. Servono politiche che sappiano far fronte all’emergenza economica e sociale in una regione in cui il tasso di occupazione non va oltre il 40%, dove il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 52% e dove il 40% dei giovani tra 15 e 29 anni, non studia né lavora. Dalla Regione ci aspettiamo politiche che rimettano in moto produttivamente l’economia anche mediante incentivazioni all’occupazione. Chiediamo misure che risanino le finanze pubbliche ristrutturando partecipate e controllate, locali e regionali, e tagliando i costi della politica e degli apparati amministrativi. E provvedimenti che possano assicurare stabilità e serenità alle migliaia di precari, dalla pubblica amministrazione ai forestali ai formatori, con il loro impiego più produttivo.

Ancora, chiediamo interventi di radicale ristrutturazione delle politiche sociali, attualmente dispersive e inefficaci, recuperando all’attuale sistema le risorse indispensabili per sostenere più strumenti in deroga a tutela di chi rischia il posto di lavoro e a sostegno delle famiglie povere e degli anziani non-autosufficienti. Insomma, è su queste priorità che il governo deve costruire e offrire alle parti sociali la strategia che orienti la Sicilia allo sviluppo produttivo. Innescando finalmente il processo di fiducia necessario per andare fuori dal tunnel della crisi. Queste, devono essere le priorità dell’agenda di Crocetta e del suo governo, su cui l’esecutivo deve basare il confronto sia con le forze politiche e l’Ars che con il mondo del lavoro e dell’impresa e gli enti locali. Anche perché, sono queste le priorità che possono disinnescare tensioni sociali, contraddizioni ed equivoci. E che possono liberare il campo dalle contraddizioni e dal clima di fibrillazione e tensione sociale che vivemmo qualche tempo fa, e che portò al crepuscolo dell’ultimo governo Lombardo. Ora, dal presidente Crocetta ci aspettiamo che chiami a confrontarsi politica, forze sociali ed enti locali.

È questo il nostro unico intento: costruire e realizzare un accordo sociale strategico che serve al mondo del lavoro e al sistema delle imprese ma anche al governo e alla politica, che pare confusa e disorientata di fronte all’aggravarsi della crisi economica e sociale. Per tutto questo, noi siamo pronti al dialogo e a portare il contributo del mondo del lavoro. Ma Palazzo d’Orleans batta un colpo e faccia la sua, di proposta. E che la faccia presto al tavolo, che ancora non si vede, del confronto sociale generale.

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Un Commento

  1. Se i sindacati sono stati cattivi interlocutori con la politica, con i vari governi e con le istituzioni, non vedo alcun motivo di questa mobilitazione di loro per risolvere atavici problemi che attanagliano la Sicilia da sempre. In passato hanno fatto i compari ai partiti disorientando lavoratori e dipendenti in scelte sbagliate; ora perché questa ricarica, per mantenere legati le persone a fare il “730” o il disbrigo delle “pensioni ” per poi trattenere il “Pizzo” dai beneficiari? Con i governi e la politica degli ascari non si va da nessuna parte.

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