Caltagirone, svuotavano l’azienda per sfuggire a 3 milioni di debiti: sequestro da 600mila euro
Sotto scacco la NTTI Srl. Accusati tre imprenditori di bancarotta fraudolenta: dipendenti e commesse passati a una nuova società "gemella".

BANCAROTTA FRAUDOLENTA
Immaginate di svuotare un’azienda dall’interno — cassa, dipendenti, attrezzature, persino le commesse — e di travasare tutto in una società nuova di zecca, come se nulla fosse mai successo. E le macerie? Lasciatele ai creditori. Ai contribuenti. Allo Stato. È lo schema che la Procura di Catania contesta a tre imprenditori di Caltagirone. Solo che stavolta la Finanza ha seguito il filo fino in fondo.
Chi sono i tre di Caltagirone
I soldi spariti e il trucco della newco
La Procura contesta che Guarriera, in qualità di amministratore di fatto, e Monastra, quale amministratrice di diritto della società fallita, avrebbero operato su due fronti paralleli.
“Oltre ad avere distratto una somma di circa 540.000 euro dai conti correnti aziendali, giustificandoli come rimborsi spese e anticipazioni a proprio favore, avrebbero ceduto alla nuova società, formalmente amministrata dal cugino Marchese, ma in concreto gestita da Guarriera, il ramo d’azienda, trasferendo il personale dipendente, l’avviamento, le attrezzature, gli automezzi e le commesse in atto con un importante operatore nazionale del settore delle telecomunicazioni.”
— Procura di Catania
“Un trasferimento solo formale”
“Da ciò sarebbe derivato, in altri termini, un trasferimento solo formale considerato che la nuova società avrebbe condiviso con la old company la compagine gestoria, gli asset, i contratti, il know-how e la stessa sede operativa.”
— Procura di Catania
In pratica: stessa gente, stessa sede, stessi strumenti, stessi clienti. Solo il nome era diverso. E i debiti erano rimasti dall’altra parte.
Nella nebbia giuridica dei rami d’azienda ceduti, dei rimborsi spese che profumano di prelievi e dei cugini che firmano al posto di, si nasconde una storia antica come il capitalismo: scaricare le perdite sul collettivo e privatizzare i guadagni. La differenza, questa volta, è che qualcuno ha reso il filo abbastanza lungo da seguirlo fino in fondo. Il sequestro è solo l’inizio. Le indagini continuano.



