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Caltagirone, svuotavano l’azienda per sfuggire a 3 milioni di debiti: sequestro da 600mila euro

Sotto scacco la NTTI Srl. Accusati tre imprenditori di bancarotta fraudolenta: dipendenti e commesse passati a una nuova società "gemella".

BANCAROTTA FRAUDOLENTA

Immaginate di svuotare un’azienda dall’interno — cassa, dipendenti, attrezzature, persino le commesse — e di travasare tutto in una società nuova di zecca, come se nulla fosse mai successo. E le macerie? Lasciatele ai creditori. Ai contribuenti. Allo Stato. È lo schema che la Procura di Catania contesta a tre imprenditori di Caltagirone. Solo che stavolta la Finanza ha seguito il filo fino in fondo.

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito il sequestro impeditivo delle quote societarie e dell’intero compendio aziendale della Nuove Tecnologie Telefoniche Impianti (NTTI) Srl di Caltagirone — società operante nell’installazione di impianti elettrici ed elettronici per telecomunicazioni — per un valore stimato di circa 600.000 euro.
Il provvedimento, emesso dal GIP di Catania su richiesta della Procura etnea al termine delle indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, è finalizzato a evitare l’aggravamento delle conseguenze dei reati contestati alla società, già in liquidazione giudiziale e gravata da debiti erariali e previdenziali per oltre 3,2 milioni di euro. Il GIP ha nominato un amministratore giudiziario per garantire la continuità operativa dell’impresa.

Chi sono i tre di Caltagirone

Rosetta Monastra 53 anni (Amministratrice di diritto), Rosario Guarriera 54 anni (Amministratore di fatto), Orazio S. Marchese 58 anni (Prestanome). Marito e moglie alla guida della vecchia società, il cugino a fare da schermo per quella nuova. La Procura di Catania contesta a tutti e tre la bancarotta fraudolenta, aggravata dal danno di rilevante entità. Secondo l’accusa, avrebbero messo in piedi uno schema illecito finalizzato a svuotare il patrimonio della società indebitata a vantaggio di un’impresa di nuova costituzione riconducibile agli stessi imprenditori.

I soldi spariti e il trucco della newco

La Procura contesta che Guarriera, in qualità di amministratore di fatto, e Monastra, quale amministratrice di diritto della società fallita, avrebbero operato su due fronti paralleli.

“Oltre ad avere distratto una somma di circa 540.000 euro dai conti correnti aziendali, giustificandoli come rimborsi spese e anticipazioni a proprio favore, avrebbero ceduto alla nuova società, formalmente amministrata dal cugino Marchese, ma in concreto gestita da Guarriera, il ramo d’azienda, trasferendo il personale dipendente, l’avviamento, le attrezzature, gli automezzi e le commesse in atto con un importante operatore nazionale del settore delle telecomunicazioni.”

— Procura di Catania
Il prezzo pagato dalla nuova società per questo trasferimento di ricchezza? Praticamente zero: si sarebbe fatta carico esclusivamente del debito del trattamento di fine rapporto maturato dai dipendenti trasferiti, senza alcun reale passaggio di denaro.

“Un trasferimento solo formale”

“Da ciò sarebbe derivato, in altri termini, un trasferimento solo formale considerato che la nuova società avrebbe condiviso con la old company la compagine gestoria, gli asset, i contratti, il know-how e la stessa sede operativa.”

— Procura di Catania

In pratica: stessa gente, stessa sede, stessi strumenti, stessi clienti. Solo il nome era diverso. E i debiti erano rimasti dall’altra parte.

Nella nebbia giuridica dei rami d’azienda ceduti, dei rimborsi spese che profumano di prelievi e dei cugini che firmano al posto di, si nasconde una storia antica come il capitalismo: scaricare le perdite sul collettivo e privatizzare i guadagni. La differenza, questa volta, è che qualcuno ha reso il filo abbastanza lungo da seguirlo fino in fondo. Il sequestro è solo l’inizio. Le indagini continuano.

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