Centro San Saverio, l’opposizione porta in aula il caso dell’ex Reclusorio di Ballarò
Undici consiglieri chiedono al sindaco di fare chiarezza sulla procedura avviata dall'Opera Pia e sulla visita riservata con la Fondazione Made in Sicily

POLITICHE SOCIALI
A pochi passi da Ballarò, si decidono le sorti di un luogo che per decenni ha tenuto insieme il quartiere. L’ex Reclusorio Femminile di via Corrado Avolio, sede storica del Centro San Saverio, è al centro di una procedura di rifunzionalizzazione avviata dall’Opera Pia Istituto Santa Lucia — e adesso anche al centro di una battaglia politica in Consiglio comunale.
Undici consiglieri e consigliere di opposizione — Mariangela Di Gangi, Giulia Argiroffi, Carmelo Miceli, Fabio Giambrone, Massimiliano Giaconia, Antonino Randazzo, Alberto Mangano, Giuseppe Miceli, Rosario Arcoleo, Fabio Teresi e Ugo Forello — hanno presentato un’interrogazione formale al Sindaco e alla Giunta per chiedere chiarezza sul percorso in corso.
L’Opera Pia, proprietaria dell’immobile, ha pubblicato un avviso esplorativo per individuare soggetti interessati alla coprogettazione, al recupero e alla gestione futura della struttura. L’avviso richiama finalità sociali e culturali, ma prevede anche attività economiche: tra le ipotesi sul tavolo ci sono un ostello sociale, una caffetteria e spazi di coworking, pensati per garantire la sostenibilità del progetto nel lungo periodo.
Nessuno nell’opposizione mette in discussione la necessità di recuperare un edificio storico che ha bisogno di interventi importanti. Il punto è un altro. “Parliamo di un luogo che per decenni ha rappresentato un presidio sociale, educativo e culturale per l’Albergheria” scrivono i consiglieri. “Qualsiasi scelta sul suo futuro deve avvenire nella massima trasparenza e con il pieno coinvolgimento della comunità territoriale“.
L’interrogazione nasce anche da un episodio che ha sollevato più di un sopracciglio
Mentre era ancora aperta la manifestazione di interesse pubblica, si è tenuta una visita riservata all’immobile promossa dall’Opera Pia insieme alla Fondazione Made in Sicily, alla presenza del Sindaco di Palermo, di assessori comunali e dell’Assessora regionale alla Famiglia e alle Politiche Sociali.
“Riteniamo legittimo chiedere quale sia stato il significato istituzionale di quell’iniziativa” precisano i firmatari. “Proprio perché è in corso una manifestazione di interesse aperta, crediamo che ogni passaggio debba avvenire alla luce del sole e nelle sedi istituzionali opportune”
L’interrogazione chiede al Comune di chiarire quale ruolo abbia avuto fino a oggi nella vicenda, quale mandato abbia il proprio rappresentante nel Consiglio di amministrazione dell’Opera Pia e quali garanzie esistano per tutelare la funzione sociale dello spazio. Chiede inoltre la trasmissione di tutti gli atti e le interlocuzioni relative alla procedura, affinché il Consiglio comunale possa esercitare il proprio ruolo di indirizzo e controllo.
Sullo sfondo resta la questione più ampia: che tipo di rigenerazione vuole Palermo? “Ballarò non ha bisogno di perdere spazi di comunità, ma di rafforzarli” concludono i consiglieri. Una posizione che raccoglie le preoccupazioni di associazioni, operatori sociali e abitanti del quartiere che nelle scorse settimane avevano già chiesto chiarezza sul destino di quello che, per molti, è molto più di un edificio da ristrutturare.
La risposta dell’Amministrazione comunale all’interrogazione dirà molto su come il Comune intende muoversi in una vicenda che riguarda uno dei quartieri più vivi — e più vulnerabili — della città.



