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L’affare del click day nella formazione siciliana: anomalie sull’Avviso 1 POC e richiesta di ritiro in autotutela

Le incongruenze sugli orari riaprono il caso di un sistema che da anni premia velocità e potenza informatica più della qualità degli enti

PALERMO 19 maggio 2023 – Le anomalie emerse sull’Avviso 1 POC Sicilia 2026 rischiano di aprire uno dei casi più delicati degli ultimi anni nel settore della formazione professionale siciliana.

Non si tratta soltanto di un problema tecnico o di semplici disallineamenti informatici. La presenza, in alcuni casi, di richieste di riserva somme registrate con orario antecedente rispetto alla conferma della progettazione esecutiva pone interrogativi enormi sulla regolarità dell’intera procedura.

Se infatti la piattaforma prevedeva logicamente e proceduralmente che la conferma della progettazione esecutiva dovesse precedere la successiva firma della richiesta di riserva, allora le anomalie segnalate impongono verifiche immediate e approfondite.

Da quanto trapela, l’Amministrazione regionale avrebbe già richiesto chiarimenti tecnici a Sicilia Digitale, chiamata ad accertare se si tratti di errori di estrapolazione dati, problemi di sincronizzazione o ulteriori criticità della piattaforma.

Ma il tema vero va oltre il singolo episodio.

Questa vicenda riporta infatti al centro un problema che il mondo della formazione professionale siciliana denuncia da anni: l’affare del click day.

Un sistema che nel tempo ha trasformato procedure pubbliche milionarie in una corsa all’ultimo secondo, dove troppo spesso non conta la qualità dei progetti, delle strutture, dei docenti o dell’esperienza maturata dagli enti, ma la capacità di entrare più velocemente possibile dentro la piattaforma informatica.

Negli anni si sono registrate situazioni difficili da comprendere, con enti capaci di ottenere numeri elevatissimi di corsi in pochissimi secondi. Circostanze che, pur senza attribuire responsabilità dirette a singoli soggetti, hanno alimentato dubbi, tensioni e sospetti dentro il comparto.

Il sospetto, oggi più forte che mai, è che il sistema possa essere vulnerabile rispetto a tecnologie avanzate, automatismi o strumenti capaci di aggirare di fatto il principio di equità delle procedure pubbliche.

Chi dispone di maggiori risorse economiche e tecnologiche può infatti investire su sistemi informatici estremamente evoluti, alterando di fatto la competizione e penalizzando enti che lavorano con correttezza, qualità e trasparenza.

Il risultato è devastante.

Perché il click day finisce per mortificare proprio gli enti che investono realmente in formazione, laboratori, docenti, sedi, attrezzature, tutoraggio e qualità didattica.

I piccoli e medi enti si trovano schiacciati dentro una guerra informatica dove la velocità sembra contare più del merito.

Ma la formazione professionale non può diventare un mercato dell’accaparramento.

Parliamo di risorse pubbliche importanti, di opportunità per giovani, disoccupati e lavoratori, di percorsi che dovrebbero creare occupazione e competenze reali sul territorio.

Per questo motivo le anomalie emerse sull’Avviso 1 POC non possono essere archiviate con superficialità.

Serve una presa di posizione forte da parte dell’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale.

Serve trasparenza totale. Serve la pubblicazione delle verifiche tecniche. Serve comprendere se la piattaforma sia stata realmente in grado di garantire sicurezza, tracciabilità e parità di condizioni per tutti.

E soprattutto, se anche solo una parte delle anomalie venisse confermata, appare inevitabile il ritiro in autotutela dell’Avviso 1 POC 2026.

Non sarebbe una sconfitta politica o amministrativa. Sarebbe invece un atto di responsabilità verso gli enti seri, verso i lavoratori del settore e verso migliaia di allievi che meritano un sistema credibile e trasparente.

Continuare come se nulla fosse significherebbe aumentare ulteriormente sfiducia, polemiche e tensioni in un comparto già profondamente provato.

Quando il click conta più della qualità, la formazione smette di essere un diritto e rischia di diventare soltanto un enorme affare.

Già durante l’Avviso 7 – seconda finestra, numerosi operatori del settore avevano evidenziato situazioni considerate difficilmente spiegabili. Alcuni enti riuscirono infatti ad accaparrarsi milioni di euro e un numero elevatissimo di corsi nel giro di pochissimi secondi, una circostanza che per molti addetti ai lavori appariva quasi impossibile da realizzare manualmente in condizioni normali.

Eppure, su quella vicenda, non risultano interventi realmente incisivi o provvedimenti capaci di affrontare fino in fondo il problema.

La verità è che la formazione professionale rappresenta un business enorme e, attorno a queste procedure, c’è chi è disposto a utilizzare ogni strumento possibile pur di entrare nel circuito dei finanziamenti pubblici.

Nel comparto cresce la convinzione che piattaforme e sistemi informatici possano essere potenzialmente aggirabili attraverso automatismi, tecnologie avanzate o sistemi capaci di alterare il principio di equità delle procedure pubbliche, lasciando spesso Sicilia Digitale inerme rispetto a dinamiche che il settore denuncia ormai da anni.

Ancora una volta la formazione di qualità rischia di essere mortificata dal meccanismo del click day.

Non conta avere sedi moderne, laboratori attrezzati, personale qualificato, investimenti tecnologici, tutor preparati o una reale esperienza formativa sul territorio. In molti casi sembra contare molto di più riuscire a entrare prima degli altri dentro la piattaforma, anche attraverso sistemi che continuano a sollevare dubbi e polemiche.

È questo il punto più grave.

Perché si sta trasmettendo un messaggio devastante: nella formazione professionale siciliana non sempre vince chi investe sulla qualità, ma chi riesce a conquistare più corsi possibile nel minor tempo possibile.

E la sensazione diffusa nel settore è ancora peggiore: qualunque cosa accada, alla fine non cambia mai nulla.

 

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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