Ars approva legge salva imprese. M5S: “Una condanna a 30 anni di maxitasse per i siciliani”

Con 42 voti a favore, 16 contrari (quasi tutti del Movimento 5 stelle) e 10 astenuti, l’Assemblea regionale siciliana licenzia finalmente la legge “salva imprese”, con la quale la Regione si impegna a pagare i debiti verso 6.000 aziende dell’Isola. Pagamenti che potrà saldare grazie ad un mutuo di un miliardo di euro con la Cassa depositi e prestiti, che l’amministrazione estinguerà nell’arco di trent’anni.

La norma prevede che per i primi tre anni, per far fronte alle rate di restituzione che ammontano a 47 milioni annui, si sfrutterà il gettito dell’addizionale regionale Irpef e dell’Irap. Imposte che in Sicilia, per far fronte al buco nella sanità, dal 2006 si pagano a livelli record rispetto al resto d’Italia e che, secondo gli annunci di Crocetta, dovevano essere ridotte dal prossimo anno. Invece resteranno ai livelli massimi fino al 2017.

Il prestito verrà contratto a un tasso del 2,7 per cento: in sostanza, 600 milioni andranno alle aziende che hanno fornito servizi ad Asp e ospedali, il resto andrà diviso fra i creditori di Regione e Comuni. L’immissione nel circuito economico di questo miliardo dovrebbe consentire, secondo le stime della Regione, di incassare oltre 40 milioni di Iva, che però verranno quasi interamente utilizzati per coprire il buco di bilancio della partecipata Riscossione Sicilia.

“Una condanna per la Sicilia a 30 anni di maxitasse”, tuonano i deputati del Movimento 5 Stelle sul “sì” dell’Ars che “regalerà ai siciliani aliquote maggiorate Irpef ed Irap per i prossimi tre decenni e congelerà lo sviluppo dell’isola”. E già annunciano una possibile denuncia alla Corte dei conti per un possibile danno all’Erario.“C’era la concreta possibilità – ha affermato Stefano Zito – di rinegoziare il debito con Enel e Telecom e, probabilmente, con le altre aziende creditrici, ma questo tentativo, che avrebbe potuto fare risparmiare i siciliani, probabilmente non è stato nemmeno esperito”.

Il mega-prestito – cui il Movimento ha votato convintamente no – tra l’altro, non salverà proprio nessuna impresa, “visto che – ha sottolineato Zito – i creditori sono grosse aziende farmaceutiche, non certo a corto di ossigeno e non sono nemmeno siciliane”. L’operazione è stata bollata dai grillini come folle, “che porterà a pagare debiti con altri debiti, senza assicurare un minimo di sviluppo, varata da parte di un “governo-armata Brancaleone – ha detto Giancarlo Cancelleri – a cui si deve solo staccare la spina. Potete rimescolare, rimpastare, shakerare – ha riferito ieri pomeriggio ai deputati in aula – ma in questo governo non cambia nulla. A Crocetta concediamo solo un minuto, un minuto di vergogna per tutto quello che non ha fatto”.

Parecchio critici gli interventi sul mutuo dei deputati, Ciaccio (che annuncia che ripresenterà in Finanziaria l’emendamento sulla riduzione delle auto blu, dichiarato inammissibile), La Rocca e Foti (che hanno ribadito, tra l’altro, il concetto del mancato risparmio, derivato da una eventuale mancata transazione). Il capogruppo Francesco Cappello ha condannato il comportamento delle forze politiche in aula, ormai “un blocco indistinto tra falsa opposizione e claudicante maggioranza, amalgamato da un unico obiettivo: sconfiggere il Movimento 5 Stelle”.

Di tutt’altro parere è Lino Leanza di Articolo 4, per il quale “l’approvazione del ddl pagamenti è un ottimo risultato al quale Articolo 4 puntava da tempo. Pagare servizi e forniture, far fronte agli impegni assunti dalla pubblica amministrazione è un atto dovuto oltre che importante. I debiti vanno pagati. Questo provvedimento rappresenta anche una boccata d’ossigeno per l’economia siciliana visto che metterà in circolo denaro. Il prossimo passo – conclude Leanza – è quello di accertarsi che in futuro l’amministrazione operi con correttezza e che i pagamenti avvengano nei tempi che l’Europa indica ed applica e dunque nell’arco di 30, 60 o 90 giorni”.

L’Aula ha anche approvato due ordini del giorno che vedono come prima firmataria la grillina, Claudia La Rocca: il primo punta a rendere effettiva l’applicazione dell’articolo 14 della legge regionale 11/2010 (misure relative alla trasparenza dei conti pubblici), il secondo punta a velocizzare, in sede di commissione paritetica Stato-regioni, la discussione relativa al mancato gettito Irpef da parte dello Stato, che provoca mancate entrate per quasi tre miliardi di euro. Il nuovo Governo Crocetta ha comunque superato la prima prova del voto all’Ars, ma al termine di una giornata di forti contestazioni da parte dell’area cuperliana del Pd e approfittando anche della linea morbida assunta da Forza Italia e Nuovo Centrodestra che si sono astenuti (invece di votare contro) pur non condividendo la norma. In ogni caso la nuova maggioranza di Crocetta ha tenuto.

Marina Pupella

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