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Catania, arrestato l’ex funzionario della Polizia Penitenziaria: era latitante da gennaio, trovato nel quartiere Librino

Settant'anni, condannato in via definitiva per mafia e corruzione. La polizia lo ha scovato in un alloggio abusivo dello stesso stabile in cui risiedeva

CRONACA LATITANTE

Nascosto in un appartamento abusivo al quartiere Librino: la polizia arresta l’ex dirigente della Penitenziaria latitante

Si era reso irreperibile prima dell’esecuzione della pena. La Squadra Mobile lo ha scovato nella notte del 12 aprile.

La Sicilia orientale svegliarsi con una notizia che chiude un cerchio aperto da mesi: un ex dirigente della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Catania Bicocca, che si era dato alla latitanza per sfuggire a una condanna definitiva, è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Catania nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso. Il nascondiglio era nell’ultimo posto in cui qualcuno avrebbe cercato: lo stesso palazzo in cui l’uomo era registrato come residente, nel quartiere Librino.

A emettere il provvedimento di carcerazione erano stati i giudici al termine di un iter processuale che aveva riconosciuto all’ex funzionario, 70 anni, originario del catanzarese, la responsabilità per i reati di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. La pena: dieci anni di reclusione. Quando l’ordine di esecuzione è diventato operativo nei primi giorni di gennaio, l’uomo era già sparito.

La Sezione Catturandi della Squadra Mobile di Catania, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, ha avviato subito le ricerche, estendendo le indagini anche in Calabria, terra d’origine dell’indagato. Nessuna traccia. La Procura ha quindi formalizzato la richiesta e ottenuto la dichiarazione di latitanza.

La svolta è arrivata attraverso un’attività investigativa paziente e mirata. Gli agenti hanno monitorato i movimenti dei familiari dell’ex dirigente, raccogliendo elementi sufficienti a individuare lo stabile dove si nascondeva. Si trattava di un appartamento abusivamente occupato all’ottavo piano dello stesso edificio in cui era residente. Una scelta audace — o disperata — quella di rimanere a pochi piani di distanza dalla propria abitazione registrata.

Nella notte del 12 aprile, dopo aver circondato il condominio, gli operatori hanno fatto irruzione nell’appartamento. L’hanno trovato disteso su un divano letto, in un alloggio quasi privo di arredi: quattro mobili, qualche suppellettile, e il silenzio di chi aspetta che qualcosa finisca.

Accompagnato in Questura per le procedure di identificazione e formalizzazione dell’arresto, l’ex funzionario è stato trasferito nel carcere di Agrigento, dove sconterà la condanna definitiva. Una storia di potere deviato che, a settant’anni, si chiude tra le mura di un appartamento vuoto e le manette di chi quel potere era chiamato a vigilare.

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