Violenza a Torino, il 22enne incensurato ora in cella: i genitori “è sempre stato un bravo ragazzo”
Angelo Simionato, ripreso mentre sosteneva i complici che colpivano l'agente con un martello. La Digos lo individua in poche ore

VIOLENZA
Arrestato 22enne per aggressione a poliziotto a Torino: i genitori “è un bravo ragazzo”
Angelo Simionato identificato grazie ai vestiti indossati durante gli scontri. Accusato di lesioni, rapina e violenza a pubblico ufficiale
Ancora una volta, le piazze si trasformano in teatro di violenza mentre qualcuno continua a parlare di protesta pacifica. Ancora una volta, dopo gli scontri, arrivano le solite giustificazioni e i familiari a ripetere che “sono bravi ragazzi”. Ma quando un poliziotto finisce a terra sotto i colpi di un martello, circondato da una decina di aggressori, diventa difficile credere alla retorica della manifestazione spontanea che degenera. La verità è che certe piazze vengono riempite con un obiettivo preciso: lo scontro. E quanto accaduto sabato a Torino durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna ne è l’ennesima dimostrazione.
L’identificazione dopo gli scontri
Angelo Francesco Simionato, 22 anni, residente ad Arcidosso in provincia di Grosseto, si trova ora rinchiuso nel carcere torinese Lorusso e Cutugno. Il giovane toscano, incensurato fino a questo momento, è stato arrestato in flagranza differita dopo che gli investigatori della Digos lo hanno riconosciuto analizzando i video degli scontri. A tradirlo sono stati proprio gli abiti che indossava: una giacca rossa, jeans chiari e il volto quasi completamente scoperto. Una scelta che ha reso il lavoro degli inquirenti più rapido del previsto.
All’ingresso del penitenziario, i genitori del ragazzo hanno rilasciato quella frase che ormai accompagna quasi ogni arresto legato a episodi di violenza durante le manifestazioni: “Nostro figlio è un bravo ragazzo”. Una dichiarazione che suona come un disco rotto, ripetuta troppo spesso per poter ancora avere qualche credibilità.
Il profilo del giovane arrestato
Simionato risulta vicino ad alcuni centri sociali della Toscana e avrebbe raggiunto Torino, insieme a migliaia di altre persone, proprio per partecipare alla manifestazione di sabato. Secondo quanto emerso dalle indagini, il 22enne ha alcune precedenti segnalazioni alle forze dell’ordine, anche se non risultano condanne a suo carico.
L’aggressione al poliziotto
Le immagini che hanno fatto il giro del web hanno documentato minuto per minuto l’aggressione all’agente Alessandro Calista, rimasto isolato durante uno dei momenti più concitati della manifestazione. Il poliziotto è stato circondato da una decina di manifestanti incappucciati che lo hanno colpito ripetutamente a calci. Poi è arrivato il momento più grave: tre colpi di martello sferrati da un uomo ancora da identificare.
Il giovane ha sostenuto i complici mentre aggredivano l’agente e poi si è allontanato dalla scena, continuando a prendere parte agli scontri con le forze dell’ordine.
Le accuse e la richiesta di tentato omicidio
La premier Giorgia Meloni, che ieri ha fatto visita a Calista e a un altro agente ferito, ha chiesto alla magistratura di valutare l’ipotesi di tentato omicidio per i responsabili dell’aggressione. Al momento, Simionato risponde delle accuse di lesioni personali a pubblico ufficiale, reato per cui è scattato l’arresto. A queste si aggiungono le contestazioni di rapina in concorso, per aver sottratto scudo, casco e maschera antigas al poliziotto, e di violenza a pubblico ufficiale per aver lanciato oggetti contro gli agenti.
Il giovane dovrà ora essere interrogato dal giudice. Le sue dichiarazioni potrebbero fornire elementi utili per identificare gli altri aggressori che hanno partecipato al pestaggio di Calista.
La solita storia della violenza annunciata
Prima della manifestazione si moltiplicano gli appelli alla “partecipazione democratica”, si parla di “espressione legittima del dissenso”, si promette che tutto si svolgerà in modo pacifico. Poi arrivano i fatti: agenti feriti, città messe a ferro e fuoco, auto incendiate, vetrine sfondate. E dopo? Dopo arrivano le distanze, i distinguo, le spiegazioni su chi erano i “veri manifestanti” e chi invece gli “infiltrati”. Ma la realtà è che queste piazze vengono organizzate sapendo perfettamente cosa accadrà. Non si tratta di degenerazioni improvvise, nè di invasati politici ma di copioni già scritti.



