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Fuga dei giovani, servizi tagliati: la Sicilia interna reagisce con un accordo tra istituzioni, imprese ed enti locali

Firmato a Palermo il protocollo allargato a Confindustria e Anci Sicilia: un metodo scientifico e multidisciplinare per costruire politiche territoriali efficaci

ECONOMIA E TERRITORIO

Le aree interne della Sicilia hanno ora una coalizione più ampia e più strutturata che lavora al loro rilancio. Il 7 maggio 2026 a Palermo, Confindustria Sicilia e Anci Sicilia hanno sottoscritto l’estensione del protocollo d’intesa sullo “Sviluppo delle aree interne della Sicilia”, entrando a far parte di un partenariato che già unisce Cisl Sicilia, Conferenza Episcopale Siciliana (Cesi) e Università Kore di Enna.

Il percorso era partito nei mesi scorsi e aveva trovato un primo momento pubblico nel convegno di Enna del 15 aprile scorso. In quella sede era emersa con chiarezza la necessità di portare al tavolo anche le rappresentanze delle imprese e degli enti locali. Oggi quella necessità si è tradotta in un accordo formale.

Il protocollo mette insieme cinque soggetti con ruoli distinti ma complementari

L’Università Kore coordina il metodo scientifico e multidisciplinare, conducendo studi e analisi sulle potenzialità dei territori. Cisl Sicilia porta la voce del mondo del lavoro. La Conferenza Episcopale rappresenta il tessuto sociale e comunitario. Confindustria Sicilia contribuisce alla raccolta dei fabbisogni delle imprese e al coinvolgimento del sistema produttivo regionale. Anci Sicilia garantisce il raccordo con i Comuni, facilitando i processi di programmazione territoriale e l’attuazione delle politiche locali.

Al centro dell’intesa c’è un modello di governance territoriale che parte dall’ascolto delle comunità locali e arriva alla definizione di strategie organiche. Non interventi estemporanei, quindi, ma una visione di lungo periodo costruita su dati, ricerca e programmazione condivisa.

“Le aree interne siciliane non possono più essere considerate periferie marginali”, dice Leonardo La Piana, segretario generale della Cisl Sicilia, sottolineando come la sfida richieda alleanze ampie e una visione fondata su progettualità condivisa. Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia, inquadra i problemi strutturali — spopolamento, denatalità, fuga dei giovani — ma indica anche la direzione: innovazione, sostenibilità e tecnologie digitali per rendere il tessuto produttivo più competitivo e attrattivo per gli investimenti.

Il presidente della Cesi, Antonino Raspanti, parla di “responsabilità condivisa” verso aree che custodiscono una parte essenziale dell’identità della Sicilia e che oggi rischiano la marginalizzazione. Cataldo Salerno, rettore dell’Università Kore, insiste sul metodo: solo attraverso dati, studio e programmazione è possibile elaborare interventi realmente efficaci, lontani dalla logica degli stanziamenti una tantum.

Paolo Amenta, presidente di Anci Sicilia, mette al centro i diritti dei cittadini: chi vive nell’entroterra deve poter contare sugli stessi servizi e le stesse opportunità di chi abita nei centri urbani. Per questo, il rilancio delle aree interne non può prescindere da un potenziamento delle infrastrutture sanitarie, della mobilità e dell’istruzione. Anci Sicilia si impegna a promuovere progetti e iniziative specifiche, analizzando le criticità e mettendo a disposizione del partenariato le soluzioni più efficaci.

La sfida è quella di trasformare un problema strutturale territori svuotati, servizi ridotti all’osso, economie in declino in un’occasione di rinascita. Il protocollo firmato oggi è, almeno nelle intenzioni, il primo passo concreto in quella direzione: cinque istituzioni, un metodo comune, un obiettivo condiviso.

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