Spazio Libero

Appello delle associazioni di protezione civile della Sicilia

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La Sicilia è terra di emergenza, storicamente da sempre. Ed è anche terra di ‘conquista’ pur essendo stata patria di cultura, di tradizione e di attaccamento patriottico all’Italia intera. La Sicilia è terra bistrattata dal punto di vista socio-economico soprattutto per la scarsa attenzione dei governanti alla risoluzione delle problematiche socio-economiche e, probabilmente, anche per l’incapacità dimostrata di valorizzare le eccezionali risorse umane presenti nella Regione.

Questa regione bellissima, esempio quasi di un ‘castigo di Dio’, viene a trovarsi anche al centro di tante ‘EMERGENZE’ dovute ai tantissimi rischi cui è esposta. Per la sua conformazione tettonica è al centro dello scontro fra placca Africana e placca Europea con l’aspettativa di forti terremoti devastanti, vedi Belice, Messina, Catania, Siracusa, Noto, Patti, Palermo e grandi eruzioni vulcaniche non solo sull’Etna ma nelle Eolie e nel canale di Sicilia. Per la sua complessa conformazione geomorfologica e climatica è esposta a numerosissime frane ed alluvioni e, durante i mesi estivi, è percorsa da grandi incendi che fino ad ieri hanno distrutto i boschi più belli arrivando fino ai centri urbani.

Per la sua posizione geografica nel Mediterraneo è esposta ai grandi flussi immigratori delle popolazioni povere dell’Africa da un lato e dall’altro ai rischi di inquinamento dovuto al fitto traffico navale di petroliere e porta-containers. Gli impianti industriali dei tre grandi poli petrolchimici di Priolo-Augusta, Milazzo e Gela oltre ad avvelenare l’ambiente e le popolazioni, per la presenza di grandi quantità di petrolio e sostanze tossiche e inquinanti sono fortemente a rischio di grande incidente aggravato dal concomitante rischio terremoto e maremoto.

La Sicilia è forse uno dei luoghi del mondo a maggiore concentrazione di rischi (sismico, vulcanico, idraulico, geomorfologico, industriale, sanitario) che potrebbero essere aggravati da un devastante effetto domino. Occorre pertanto prepararsi ad affrontarli ed imparare a convivere con essi in una logica non più di emergenza ma soprattutto di prevenzione.

Tutta la Regione siciliana deve mobilitarsi per la propria difesa da tali gravi rischi organizzando un sistema di protezione civile fondato sul coordinamento delle varie componenti, Regione, Provincie, Comuni, Associazioni di Volontariato, che deve essere sapientemente esercitato proprio dal Presidente della Regione e dalla sua espressione operativa del Dipartimento Regionale di Protezione Civile creato appositamente nel 2001.

Questa regione ha pertanto bisogno di un sistema di protezione civile che funzioni.

La Regione ha emanato, pur tra le ultime in Italia, una legge sulla protezione civile nel 1998, e ciò è stata una fortuna per il nostro settore al contrario di altri quali l’energetico-ambientale e la difesa del suolo che ne sono ancora purtroppo sprovvisti. Nel 2001 la Regione ha riorganizzato gli uffici creando un apposito Dipartimento regionale che dopo alcuni anni ha cominciato a crescere sul territorio, investendo nella dotazione di mezzi e di attrezzature di protezione civile e soprattutto nelle azioni di sostegno al volontariato che è cresciuto di numero e di qualità e specializzazione e nelle dotazioni di mezzi ed attrezzature grazie anche a un continuo ed efficace confronto dialettico esercitato nella Consulta del Volontariato creata nel 2006. Nel frattempo sono cresciuti gli uffici comunali e provinciali di protezione civile e il rapporto con le Università.

Pur con tante difficoltà e problemi si stava partecipando ad un sistema di protezione civile in forte crescita in cui tutti si riconoscevano, pur tra le differenti posizioni, ma nel confronto serrato e rispettoso degli altri.

Purtroppo, da un paio d’anni, proprio quando questo stava per decollare nel suo addivenire e maturare come ‘SISTEMA’, partecipando a numerose emergenze ed accreditandosi anche fuori dalla Sicilia (ricordiamo le grandi esercitazioni europee in Sicilia Orentale, sul Vesuvio, i gemellaggi Antincendio con le altre Regioni, il sisma in Abruzzo) tutto sembra essersi fermato.

La regione lavora più alla prevenzione, i Piani antincendio del 2008 e quelli di p.c. sono rimasti nei cassetti, non si fanno più esercitazioni regionali, non si fa formazione, non si trovano i soldi per garantire i costi vivi delle assicurazioni del volontariato ed i mezzi della protezione civile, acquistati con i fondi europei, giacciono spesso inutilizzati nei magazzini regionali o sono assegnati alle associazioni con criteri spesso discutibili che non riconoscono la professionalità e la disponibilità dei volontari, ma rispondono forse a logiche di appartenenza. Quest’anno il dipartimento regionale non ha neppure emesso il consueto bando per i contributi per il volontariato.

Le cause sono state addebitate ad una crisi economica che avrebbe causato tagli soprattutto sulle risorse umane e sulle attrezzature (ma si può avere coscienza di operare tagli indiscriminati per… tagliare la propria sicurezza?), ma a nostro avviso, tenendo conto che, in effetti per fare funzionare bene, il sistema le risorse necessarie non sono ingenti e sono ben reperibili, le vere cause sono da ricercare soprattutto nella mancanza di precise direttive governative, nel progressivo burocratismo e autoreferenzialità degli organi di vertice e nella mancanza di esperienza, di passione e di giusta assunzione di responsabilità, dei vertici nella missione di protezione civile, elementi questi che cozzano fortemente con il concetto di operatività e di slancio di questo delicato settore.

In questa ‘frenesia di tagli indiscriminati’ è stato ‘cassata’ anche la funzionalità del Comitato regionale di protezione civile, previsto dall’art. 6 della legge regionale n. 14/98.

I tagli, oculati e non indiscriminati, sono inevitabili, ma non possono penalizzare i sistemi che funzionano mentre continuano gli sperperi della politica, specie se si dovessero scoprire risorse disponibili inutilizzate oppure risorse sottratte al volontariato per fare, invece, appalti di opere pubbliche.

Non è altresì possibile burocratizzare la passione, l’amore ed il desiderio di aiutare coloro che si trovano in condizioni di forte rischio e potrebbero essere colpiti da una grave calamità; occorre invece organizzare e curare amorevolmente un sistema che funzioni; questo è un preciso DOVERE inderogabile di coloro che hanno responsabilità di governo a tutti i livelli!

E’ altresì un preciso DOVERE accettare il dono spontaneo del lavoro e della professionalità di un VOLONTARIATO che freme a stare fermo quando la Sicilia brucia o è inondata solo perché manca un coordinamento efficace ed efficiente ‘sotto’ un vertice regionale autorevole, capace, conoscitore del sistema e dei suoi uomini e al fianco degli stessi in tutte le emergenze, non chiuso negli uffici, e soprattutto spinto da una profonda volontà solidale.

Noi tutti, OPERATORI istituzionali ed espressione del mondo del volontariato sociale, avendo a cuore la missione disinteressata di Protezione Civile, per assicurare le migliori condizioni di sicurezza ai cittadini e per lo sviluppo civile della nostra regione, lanciamo un FORTE APPELLO affinchè la PROTEZIONE CIVILE possa essere materia essenziale del programma di governo del futuro Presidente della Regione che, discostandosi dalle precedenti esperienze, non resti fatto da vacue e generiche parole, ma parta dai veri problemi e dalle criticità degli ultimi anni, e possa con atti concreti far ripartire il nostro progetto interrotto: un sistema di protezione civile organizzato, forte e solidale, presente e radicato nelle Istituzioni e fra i cittadini, sia nelle emergenze che nella prevenzione, oggi dimenticata. Un sistema che si avvale delle eccellenze tecniche e scientifiche siciliane, un sistema efficiente ed apprezzato in Italia e in Europa.

Ciò non può che partire, oltre che dal programma, dai primi atti concreti del futuro Presidente e pertanto facciamo appello perchè la scelta del capo dipartimento e dei vertici della protezione civile non ricada su meri burocrati, forse preparati in altre materie, ma su professionalità formatesi sul terreno delle emergenze e della prevenzione, cresciuti anche stando accanto a semplici operatori ed a volontari; uomini motivati e capaci di ascoltare tutti e soprattutto di assumersi gravi responsabilità per riprendere e migliorare il percorso di esperienza e di crescita disatteso negli ultimi anni di governo della Protezione Civile Regionale.

Occorre rivalutare e dare piena dignità al VOLONTARIATO, ascoltandolo e coinvolgendolo, non solo quando i vertici ne hanno bisogno, ma in tempo di pace a partire dalla organizzazione della protezione civile, dalla formazione tecnica, dalla pianificazione e dalla prevenzione. Il volontariato deve avere tutti questi diritti al pari di tutti le altre istituzioni di protezione civile perché il volontariato è una grande risorsa sana di questa Regione.

 

 Luca Cattuti

 

 

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