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Antonio Candela assolto: il calvario finisce in Cassazione

Il fatto non sussiste”: la Corte annulla ogni condanna per l’ex direttore dell’ASP di Palermo

Antonio Candela, assolto in Cassazione: “Il fatto non sussiste”

Finisce dopo anni un calvario giudiziario: l’ex direttore dell’ASP di Palermo torna libero da ogni accusa

PALERMO – 23 maggio 2025. Una sentenza attesa da anni. Oggi, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta ad Antonio Candela, ex direttore generale dell’ASP di Palermo, dichiarando che “il fatto non sussiste”. Una formula che chiude definitivamente uno dei procedimenti giudiziari più duri e controversi degli ultimi anni nella sanità siciliana.

Dal clamore all’arresto: l’inizio dell’inchiesta

Era il maggio del 2020 quando il nome di Antonio Candela finì in prima pagina: l’inchiesta “Sorella Sanità” scoperchiava un presunto sistema corruttivo legato agli appalti pubblici nel settore sanitario. La Procura ipotizzava un giro di tangenti milionarie e Candela, fino a poco prima tra i protagonisti della gestione della pandemia in Sicilia, fu messo agli arresti domiciliari.

Le accuse erano gravissime: corruzione, turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il primo grado si chiuse nell’agosto 2021 con una condanna a 6 anni e 8 mesi, poi aumentata in appello a 7 anni e 4 mesi. Sembrava il crollo di una carriera costruita nel servizio pubblico, ma Candela ha sempre respinto ogni addebito, proclamando la propria innocenza.

La difesa, la sofferenza e la lunga attesa

A difendere Antonio Candela sono stati gli avvocati Giuseppe Seminara e Salvino Mondello, che sin dall’inizio hanno contestato la ricostruzione accusatoria, evidenziando l’assenza di riscontri concreti e la fragilità delle testimonianze. Mentre le aule di tribunale si riempivano di faldoni e ipotesi, Candela affrontava in silenzio un dramma personale: la malattia, l’isolamento, il dolore di chi sa di essere innocente ma non riesce a dimostrarlo subito.

Famiglia, salute, reputazione, lavoro: ogni ambito della sua vita è stato travolto. Chi lo conosce racconta di un uomo provato, ma mai arreso. Un uomo che ha scelto la via del rispetto della giustizia, attendendo il momento in cui la verità potesse finalmente emergere.

La sentenza di oggi: giustizia è fatta

Oggi, la Suprema Corte ha posto la parola fine. Annullata la sentenza di condanna con formula piena: “perché il fatto non sussiste”. È la fine di un incubo e l’inizio, forse, di una nuova possibilità.

Il dispositivo della sentenza è chiaro: nessun reato, nessun fatto da punire, nessuna condotta illecita. Un uomo libero, in ogni senso.

È il trionfo del diritto, ma anche il doloroso ricordo che i processi possono distruggere molto prima della sentenza. È il tempo della riflessione per tutti: per la stampa, per la politica, per i cittadini.

Gli avvocati Salvino Mondello e Giuseppe Seminara, legali del dott. Candela, hanno rilasciato la seguente dichiarazione: “La sentenza della Corte di Cassazione, annullando senza rinvio perché il fatto non sussiste il più grave reato di concussione per induzione e disponendo un nuovo processo per il reato di corruzione nei confronti del dott. Candela su tutti i punti che erano stati erroneamente considerati dai giudici di merito di Palermo, ha messo ordine in una vicenda che, nei gradi di merito, non era stata risolta in modo conforme a verità e giustizia. Siamo assolutamente fiduciosi – concludono gli avvocati – che, sulla base dei principi di diritto che la Cassazione enuncerà, recependo quanto affermato dal ricorso della difesa del dott. Candela, il processo si concluderà con esito per lo stesso ampiamente favorevole.”

La giustizia ha parlato. Ma a che prezzo?La storia di Antonio Candela è il simbolo di ciò che può accadere quando la lentezza, l’errore e la pressione mediatica si intrecciano.

Oggi Candela è un uomo libero. Ma porta addosso gli anni sottratti alla sua vita.
È il momento della riflessione per chi giudica prima del giudizio.

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