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Antiracket. La proposta: “Fuori dagli appalti chi non denuncia”

Nello Musumeci

Sanzionare l’acquiescenza con una pena amministrativa che impedisca alle imprese che pagano il pizzo e non denunciano di partecipare a gare e bandi pubblici per almeno tre anni, in modo da riequilibrare il mercato ed impedire la concorrenza sleale.

E’ la proposta presentata lo scorso giugno alla commissione nazionale Antimafia da Tano Grasso, ex deputato nazionale e presidente onorario del Fai (Federazione antiracket), ed illustrata oggi pomeriggio nella sala Gialla di Palazzo dei Normanni nel corso della conferenza regionale antiracket e antiusura promossa dalla commissione Antimafia dell’Ars.

Un’iniziativa a cui hanno preso parte decine di associazioni impegnate nell’Isola sul fronte della legalità, nella denuncia dei criminali estorsori e usurai e a difesa delle vittime. Ad introdurre i lavori, il presidente della Commissione speciale dell’Assemblea Nello Musumeci, che ha posto l’accento sulla necessità di uno Stato svincolato da lacci e laccioli, presente e più vicino a color che hanno il coraggio di denunciare.

“Gli imprenditori che sono vessati dal racket e dall’ usura-  ha detto- chiedono tempi celeri sull’effettività della pena e che si superino gli intralci burocratici. Oggi abbiamo bisogno di azioni contrasto serie, di dare forza al volontariato della legalità e indurre ai cittadini a denunciare. Per tutto questo occorre che lo Stato sia più credibile, che sia più vicino alla gente, che tutti gli enti preposti sul territorio sappiano operare in termini di conversione, sostegno, coraggio e speranza”.

Musumeci ricorda anche le misure, modeste a dire il vero, messe a disposizione dalla Regione per aiutare le vittime dell’usura.”L’ufficio speciale per la solidarietà alle vittime del crimine organizzato e la mafia della Regione siciliana, che opera presso il dipartimento della Famiglia, lavora con competenza- ha affermato-. Ma con risorse umane assai limitate e con disponibilità finanziarie più che dimezzate negli ultimi anni e questa realtà deve cambiare”.

A Palazzo dei Normanni erano presenti anche il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, i prefetti di Palermo e Siracusa Francesca Cannizzo, il questore di Siracusa Mario Caggegi, il prefetto Santi Giuffrè, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura. Il prefetto Giuffrè ha invece sottolineato l’importanza di “fare rete” per consentire un’accelerazione dei  tempi di attribuzione delle somme alle vittime.

“Dobbiamo riuscire a dare un’immagine dello Stato efficace non solo sotto l’aspetto repressivo, ma anche sotto l’aspetto dell’affiancamento delle vittime, – ha chiarito- nell’ elargizione di quanto dovuto, nel ristoro dei mutui per gli usurati. Una materia complessa, difficile che presuppone una sburocratizzazione sempre piu efficace, un affiancamento alle prefetture, un rapporto forte e costante con l’autorità giudiziaria che consenta di acquisire rapidamente pareri sull’usura, obbligatori per legge,  ma anche una visione d’insieme sui fatti estorsivi. Bisogna fare rete, stare insieme, in modo che le difficoltà che esistono vengano smussate”.

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