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Anno giudiziario. L’insolito plauso a Crocetta “Il riformatore”

Il presidente reggente della Corte d’Appello di Palermo, Vito Ivan Marino, lancia l’allarme per la sicurezza dei magistrati inquirenti: “Si sta verificando la medesima situazione degli anni ‘80

Rosario Crocetta

Il presidente delle crociate antimafiose e delle denunce facili, incassa l’insolito quanto inatteso plauso del reggente della Corte d’Appello di Palermo, Vito Ivan Marino, che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha rivolto al governatore della Sicilia il ”saluto e il ringraziamento” per “la sua infaticabile opera di realizzazione del programma di riforme e risanamento”.

Fra le preoccupazioni manifestate da Marino per l’allarme sicurezza dei magistrati, per i processi troppo lunghi dovuti alle procedure farraginose e alle carenze di organico, spunta la nota positiva: “l’instancabile opera riformatrice del presidente della Regione Rosario Crocetta”. E questo, proprio all’indomani della bocciatura da parte dei tre segretari regionali di Cigil, Cisl e Uil sulle anticipazioni della Legge di stabilità che, a loro avviso, “non possiede quel respiro programmatico di cuila Siciliaha bisogno”. Michele Pagliaro, Mimmo Milazzo e Claudio Barone in una lettera inviata al presidente della Regione e all’assessore all’Economia, chiedendo un immediato confronto con le parti sociali sui documenti economico- finanziari, paventano uno “scenario drammatico, con 220 mila siciliani che hanno perso il lavoro, 320 famiglie nella fascia della povertà assoluta e un indebitamento della Regione che supera quest’anno gli 8 miliardi”.

Una fotografia implacabile che sembra cozzare con quella frase che ufficializza il ‘grande patto’ fra i giudici siciliani e la cordata Crocetta e C.

E’ l’unica nota ‘diversa’ rispetto alla ripetitività delle inaugurazioni degli anni giudiziari in Italia. Inaugurazioni condite sempre da polemiche e allarmi.

A parte il messaggio fra le righe, è l’allarme sicurezza a tenere banco nell’intervento del presidente Marino: “La indubitabile contingente e pericolosissima esposizione a rischio di taluno dei magistrati della requirente – ha detto – con conseguente adozione di dispositivi di protezione mai visti, finisce per isolare e scoprire sempre più i magistrati della giudicante titolari degli stessi processi. Si sta verificando la stessa identica situazione degli anni ’80 allorché – prosegue- la protezione era garantita per lo più, se non esclusivamente, ai magistrati facenti parte del pool antimafia dell’Ufficio istruzione e della Procura della Repubblica, con indifferenza verso la situazione della giudicante con la conseguenza che bastò un solo episodio criminoso che la riguardasse per porre in crisi lo Stato, che dovette dall’oggi al domani garantire la massima protezione, non soltanto ai magistrati ordinari ma anche a tutti i giudici popolari. Erano anni in cui la mafia minacciava i giudici popolari che nei grandi processi, allora come oggi, sedevano accanto a chi indossa la toga.”.

Quindi, il solito nodo delle carenze d’organico nella magistratura. In totale, nel distretto giudiziario di Palermo (che comprende anche Agrigento e Trapani) mancano 40 magistrati giudicanti (il 12,38% ) e 29 requirenti (il 19,46%). Le maggiori ‘scoperture’ si hanno nei tribunali di Marsala e Sciacca (20%) e nelle Procure di Agrigento (26%) e Marsala (22%).

Un passaggio circostanziato Marino lo dedica anche all’annosa questione delle intercettazioni, “fondamentali, che vanno usate dalla magistratura nelle indagini e difese dal legislatore”. Nel periodo tra il primo luglio 2013 e il 30 giugno 2014 nel distretto sono stati emessi 5.148 decreti per intercettazioni, relativi a 9.574 bersagli, per una spesa complessiva di poco più di 42 milioni di euro. ”Uno strumento decisivo per l’accertamento di numerosi fatti di reato, anche di particolare gravità”, argomenta Marino, e sottolinea: “La sua utilizzabilità, quindi, deve essere mantenuta ed eventualmente anche affinata. Neppure il problema dei costi -prosegue il magistrato- può giustificare una restrizione delle ipotesi di ammissibilità delle intercettazioni. Non va trascurata, infatti, l’imponente quantità di risorse economiche che viene recuperata proprio per effetto del contributo assicurato dalle intercettazioni all’accertamento della responsabilità penale degli appartenenti alle organizzazioni criminali. Una decisiva contrazione dei costi e’ conseguibile -auspica- con la riorganizzazione del servizio e con la revisione delle tariffe praticate dai concessionari per eseguire le intercettazioni”.

Il presidente reggente fa poi un riferimento alla crisi e all’aumento, ad essa collegata, della litigiosità civile e penale.  “Il momento che stiamo attraversando, pieno di gravi problematiche di carattere economico che acuiscono le tensioni sociali, rende ancora più impegnativo il lavoro dei giudici. Spesso si sottopongono alla valutazione di situazioni del tutto nuove, non ancora regolamentate dal legislatore, come quelle attinenti alle nuove frontiere della genetica o all’eutanasia”.

Infine, un richiamo alla stampa gossippara, quella per intenderci che strumentalizza i fatti di cronaca nera a fini speculativi e di audience. “Anche nel campo della giustizia penale, pur riconoscendo il valore dell’informazione – ha dichiarato Marino- quale espressione di libertà civile costituzionalmente garantita, non può sottacersi che in taluni casi organi di informazione, dando una interpretazione emotiva a fatti di cronaca di rilievo penale, esprimono valutazioni negative sull’operato del giudice, senza tener conto che egli deve applicare le disposizioni di legge facendo riferimento solo alle concrete ed obiettive risultanze processuali”.

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