Alla fine pace fatta. Schifani abbraccia Tardino
Dal gelo allo sguardo disteso: al Molo Trapezoidale la pace istituzionale che fa bene alla Sicilia
Si è successo!
Al convegno “Noi, il Mediterraneo” Palermo diventa il luogo della ricomposizione istituzionale. Il presidente della Regione richiama più volte la commissaria dell’AdSP e la ringrazia pubblicamente: un segnale che va oltre l’evento.
L’amore vince sempre.
In Sicilia funziona spesso così. La storia lo insegna e la politica, nel bene e nel male, lo conferma. Quella che agli occhi di tutti può apparire come una guerra senza esclusione di colpi, una diatriba aspra fatta di posizioni rigide, comunicati, silenzi e contrapposizioni istituzionali, alla fine si dissolve. Non perché non sia mai esistita, ma perché il tempo, i fatti e il peso della responsabilità pubblica rimettono ogni cosa nella sua giusta dimensione.
È la politica, quella buona? Non proprio. Ma è una politica che, almeno in certi momenti, ritrova il senso della misura. Perché ogni occasione può diventare buona per fare pace. E quando la pace arriva, non è mai solo tra due persone o due ruoli: è quella che fa bene ai territori, alle istituzioni, ai cittadini. Fa bene, soprattutto, alla Sicilia e a chi la ama davvero.
In un’Isola abituata ai conflitti lunghi, ai muri alzati più per principio che per necessità, la ricomposizione ha sempre un valore che va oltre il gesto. Non cancella il passato, ma lo ridimensiona. Non riscrive la storia, ma apre una pagina nuova. E quando questo accade in un luogo simbolico e su temi strategici come il Mediterraneo, i porti, lo sviluppo e il futuro, allora il segnale diventa politico, istituzionale e culturale insieme.
Il Mediterraneo come nuovo nord della globalizzazione e la Sicilia come suo epicentro. Ma il convegno “Noi, il Mediterraneo”, giunto alla settima edizione e organizzato dall’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, non è stato soltanto un appuntamento su traffici, infrastrutture e scenari economici. A Palermo è andato in scena anche un passaggio politico rilevante: la ricomposizione, pubblica e visibile, del rapporto tra il presidente della Regione Renato Schifani e la commissaria straordinaria Annalisa Tardino.
Tutto questo è accaduto ieri, 19 dicembre 2025, al MACC del Molo Trapezoidale, un luogo più che simbolico: il mare, l’Autorità portuale, il Mediterraneo. Non a caso, proprio “Noi, il Mediterraneo” è il titolo di questo importante appuntamento che ha riunito davvero tutti.
C’era la Regione Siciliana, con il presidente Renato Schifani.
C’era Pasqualino Monti, protagonista della precedente fase di rilancio del sistema portuale.
C’era il Comune di Palermo, con il vicesindaco Giampiero Cannella.
C’erano esponenti dell’Unione Europea, assessori, deputati, consiglieri, stakeholder del mare.
E c’era lei: Annalisa Tardino.
Composta, elegante, professionale. Ma soprattutto visibilmente emozionata. Un’emozione tangibile, evidente, mai costruita. Vera. Come lo è sempre stata.
Perché dietro l’avvocato, l’ex eurodeputata, c’è una donna coerente, sensibile e abituata al lavoro. E i fatti, in questo caso, parlano chiaro: in poche settimane l’Autorità portuale ha visto intensificarsi attività, missioni operative e azioni strategiche che hanno rimesso in moto relazioni, cantieri e visione.
A tenere banco, fin dalle prime battute, sono stati i giornalisti. Tutti. Interessati non alla pace dell’Ucraina o di Gaza, ma a quella siciliana: la pace tra Schifani e Tardino. Una pace che, agli occhi di molti, sembrava impossibile. Una guerra senza esclusione di colpi che, invece, alla fine non c’era più. O forse non c’era già da tempo.
Una pace che è stata sancita come accade nelle grandi operazioni strategiche dei conflitti: prima percepita, poi costruita, infine resa evidente.
Perché, in effetti, c’era. C’era davvero.
A condurre e animare l’incontro tre figure di primo piano del giornalismo italiano: Tommaso Cerno, Nicola Porro e Luca Telese. Da lì in poi, il resto è diventato politica, istituzioni, Mediterraneo, futuro.
Il convegno – Il Mediterraneo al centro delle nuove rotte globali
Dal palco del convegno è emerso un messaggio netto: il baricentro dell’economia mondiale si sta spostando verso il Mediterraneo. Un’area destinata a tornare protagonista nei traffici commerciali, energetici e logistici, con la Sicilia in una posizione naturalmente strategica.
Annalisa Tardino, chiamata a raccogliere il testimone di Pasqualino Monti — oggi amministratore delegato di Enav e commissario delle grandi opere portuali di Palermo — ha delineato una sfida ambiziosa: riportare l’Isola al centro delle grandi rotte commerciali, valorizzando un ruolo che la storia le ha già assegnato, dall’Antica Grecia all’età contemporanea.
Una sfida che passa dall’internazionalizzazione, dal completamento infrastrutturale e soprattutto dalla definizione di un regime di zona franca, capace di rendere la Sicilia competitiva sul piano degli investimenti. Un modello che, come ricordato nel corso dei lavori, in Polonia ha prodotto oltre 230 mila posti di lavoro.
Tra rischi globali e nuove opportunità
Lo scenario delineato non è privo di criticità. La possibile riapertura di Suez, il rischio di overcapacity nel trasporto container, la pressione sui noli e una revisione complessiva delle rotte marittime rappresentano elementi di forte incertezza.
Ma il Mediterraneo si trova anche davanti a opportunità decisive: dall’applicazione del Piano Mattei al rafforzamento dei collegamenti con Nord Africa e Medio Oriente, fino alla sfida energetica, che vede la Sicilia baricentrica anche in relazione allo sviluppo di un’intelligenza artificiale sempre più energivora.
Nel corso del confronto non è mancata una critica esplicita alle politiche europee sull’energia, con un affondo sul sistema ETS, considerato un fattore di penalizzazione per l’economia e per diversi settori strategici del continente.
Il segnale politico: Schifani e Tardino
In questo contesto si inserisce il dato politico più significativo della giornata.
Nel suo intervento, il presidente della Regione Renato Schifani ha richiamato più volte Annalisa Tardino, riconoscendone il ruolo e il lavoro svolto. Ma è stato il ringraziamento finale, rivolto direttamente alla commissaria, a colpire per il suo valore simbolico: “Buon lavoro a tutti, buon lavoro presidente!”
Un gesto che ha assunto i contorni di una ricomposizione istituzionale, dopo mesi di tensioni e incomprensioni che avevano avuto ricadute politiche e mediatiche evidenti. L’abbraccio tra Schifani e Tardino ha suggellato pubblicamente questa nuova fase.
Non una semplice tregua, ma il riconoscimento di un percorso e di una leadership che oggi appare consolidata. Il clima, i richiami e il tono utilizzato superano la dimensione del commissariamento e proiettano il profilo di Tardino verso una piena guida dell’Autorità portuale, fondata su risultati, visione e capacità di rappresentanza pubblica.
Il collegamento con Salvini: lavoro, continuità e nuovo inizio
In collegamento è intervenuto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha rimarcato il valore strategico del convegno “Noi, il Mediterraneo” e il lavoro portato avanti negli ultimi anni sul sistema portuale siciliano.
Nel suo intervento, Salvini ha elogiato apertamente l’azione della precedente gestione guidata da Pasqualino Monti, sottolineando come quel percorso abbia restituito centralità e credibilità ai porti del network siciliano. Allo stesso tempo, ha riconosciuto l’ingresso pienamente operativo di Annalisa Tardino, evidenziandone il ruolo attivo e la continuità amministrativa e strategica garantita fin dai primi mesi del suo incarico.
Il ministro ha poi allargato lo sguardo all’azione complessiva del suo dicastero, ricordando le ingenti risorse impegnate e i numerosi cantieri aperti in tutta Italia. In Sicilia, in particolare, sono in corso investimenti infrastrutturali per oltre 22 miliardi di euro, segno di un’attenzione costante verso il sistema dei trasporti e delle infrastrutture strategiche.
Salvini ha inoltre annunciato l’imminente via libera alla nuova società “Porti d’Italia”, chiamata a coordinare le strategie di tutti gli scali nazionali, e ha confermato per la primavera del 2026 l’avvio concreto del progetto del Ponte sullo Stretto, indicato come un moltiplicatore di sviluppo per l’intero sistema portuale del Sud.
Al di là delle simpatie politiche, il ministro ha rivendicato con forza quello che ha definito un dovere istituzionale:
«Io sono pagato dagli italiani per lavorare, e devo farlo senza tregua e con risultati tangibili».
Parole che restituiscono il senso di un impegno vissuto come una vera e propria missione.
Nel finale del suo intervento, Salvini ha di fatto sigillato anche lui la pace tra Schifani e Tardino, elogiando l’evento come il segno di un nuovo inizio, fondato sulla collaborazione istituzionale e sulla convergenza degli obiettivi strategici per la Sicilia e per il Paese.
Il Mediterraneo torna al centro. La Sicilia rivendica il suo ruolo.
E l’abbraccio tra Schifani e Tardino segna l’apertura di una fase nuova, più solida, più produttiva e meno ideologica.
E allora più Sicilia e mare per tutti.
…Noi c’eravamo.



