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Al via il “Barbablù fest” I edizione. Il 19 agosto si parte con I Tinturia

Saranno Lello Analfino e i Tinturia a tenere a battesimo il neonato Barbablù fest, la rassegna che per la prima volta porta teatro, dibattito e musica nel parco archeologico di Morgantina (Enna). E che ha scelto come simbolo iconografico uno dei reperti più importanti mai riconsegnati alla Sicilia, la Testa di Ade (trafugata, ritrovata al Getty Museum di Malibu e restituita al Museo archeologico di Aidone) ma lo si chiama in causa con il suo nomignolo affettuoso e popolare, che nasce da quei riccioli blu della barba, Barbablù. Anche per questo il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco – che firma il progetto – e il drammaturgo e regista Giuseppe Dipasquale – che ha costruito il cartellone – hanno voluto un mood che seguirà la rassegna, ovvero “tutto quello che la testa ci fa dire sul mito, teatro, musica e altro”.  “Un progetto che abbiamo voluto con forza per valorizzare questi luoghi unici della Sicilia centrale, attraverso i linguaggi dell’arte, tra narrazioni, teatro e musica, nel nome dell’identità e della bellezza” spiega l’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà.

 

Dal 19 agosto al 4 settembre, quindi, nei due spazi vicini all’interno del sito archeologico, si srotola il cartellone, prodotto e organizzato da Andrea Peria per Terzo Millennio.  BarbablùFest impegna  44 artisti, e almeno 20 tra macchinisti e scenografi, tutti professionisti duramente colpiti dal lockdown che ha di fatto azzerato gli spettacoli ovunque. E il festival mostra già un’importante ricaduta sul territorio in termini di servizi, alloggi, ristoranti che stanno registrando un incremento di richieste.

 

Il BarbablùFest segue tre direttrici principali, musica, teatro e incontri: una rassegna giovane, ma non giovanile, smart, elegante, social che valorizzerà soprattutto il sito archeologico, coinvolto nella sua interezza visto che saranno due gli spazi che ospiteranno gli spettacoli. Si inizia dunque domani sera alle 20 [apertura cancelli alle 18] con il concerto di chi per primo ha cantato il “Cocciu d’amuri”, pezzo nato come colonna sonora del film “Andiamo a quel paese” di Ficarra e Picone. Oggi è diventato una serenata, una sorta di augurio affettuoso, un’immersione nella Sicilia. “Vogliamo rimettere la Testa sulla testa di Ade che la perse per la bella Kore: vi canteremo questa favola bella, in una notte di mezz’estate”, ride Analfino. Dici Tinturia, infatti, e sembra balzare fuori l’isola. Lo stesso nome la richiama: nel dialetto siciliano i bambini sin troppo svegli vengono definiti tinti, Tinturia rappresentano le loro monellerie. Il gruppo nasce a metà anni ’90, quando i suoi musicisti incontrano Lello Analfino: la sua vena artistica estrosa e geniale, l’immagine leggera e irriverente, ma mai banale, va di pari passo all’identità della band. Artisti collaudati e affiatati – Lello Analfino (voce), Vincenzo Fontes (tastiere), Giuseppe Milia (chitarre), Domenico Cacciatore (basso), Angelo Spataro (batteria) – in grado di spaziare senza difficoltà dalla musica popolare contemporanea al reggae, dal funk al rap, con un pizzico di folk innato nelle radici sicule ormeggiate nel mare siciliano. Da qualche anno Lello Analfino porta avanti proprio un  progetto di “serenate d’autore” che raccontano lo spirito più antico e passionale della sua Sicilia. Ingresso: 12 euro, si entra con green pass o con dispositivi in regola con le norme anticovid.

 

Il programma teatrale si aprirà invece sabato (21 agosto) alle 19,30 con Clitemnestra, adattamento firmato dal presidente emerito della Camera dei Deputati, Luciano Violante, che ha lavorato sulla regina di Micene, chiedendosi se fosse la semplice assassina del marito, oppure una giustiziera che non apparteneva agli dei ma agli uomini. La interpreta Viola Graziosi, diretta da Giuseppe Di Pasquale. “Donna, madre, moglie, regina di Micene, regina di Micene, sulle musiche di Gustav Mahler” ricorda la Graziosi per raccontare la sua Clitemnestra che viaggia dal mito alla contemporaneità sorretta da un fraseggio tragico che scolpisce le parole sulla declinazione di una storia di un esilio perpetuo post mortem. E’ un canto nel dolore di una madre che ha subito l’ingiusto sacrificio di Ifigenia per mano dell’ambizioso padre, è un canto della purificazione perché condannata a vagare nell’eterno nulla al fine di emendare un omicidio non accettabile nell’alveo del moderno patriarcato occidentale. Biglietti: 8 euro, sempre con green pass.

 

La rassegna continuerà poi fino al 4 settembre quando chiuderà con la multietnica Orchestra di Piazza Vittorio. Tra gli appuntamenti musicali, il 27 agosto, il concerto di Roberto Cacciapaglia, con il suo “Cosmos”, il tributo a Franco Battiato di Juri Camisasca & Radiodervish il 29. Quindi, I Siciliani. Vero succo di poesia sul poeta messinese Antonio Caldarella, con Ninni Bruschetta e la pianista, Cettina Donato. Salvo Piparo, con Un Cuntu per come Dio comanda per raccontare il giudice Livatino e Aldo Cazzullo si calerà nell’universo dantesco. Altri due testi classici: Roberto Nobile sulle Metamorfosi di Ovidio, Mariano Rigillo affronterà il dolore tangibile delle Troiane di Seneca, mentre Leo Gullotta si muoverà borderline tra miti e leggende con il suo “Minnazza”. Raffaella Luglini (Fondazione Ansaldo-Gruppo Leonardo) ha chiesto l’aiuto di un ensemble popolare capitanato da Mario Incudine, per raccontare I Mille del ponte, coloro che hanno materialmente ricostruito il Ponte di Genova.

 

All’interno del calendario, anche una serie di incontri e presentazioni ospitati nel giardino adiacente al Museo di Aidone, con protagonisti Maria Giovanna Maglie; Gaetano Savatteri con Tuccio Musumeci; Alberto Samonà; Mirello Crisafulli e Totò Cuffaro, e un progetto su Sergio Claudio Perroni.

 

INFO PRATICHE

Gli spettacoli teatrali inizieranno alle 19,30, i concerti alle 20, e si divideranno nei due siti all’interno del Parco archeologico di Morgantina. Ingresso: 8/12 euro (teatro: 8 euro, musica: 12 euro). Le presentazioni di libri e gli incontri saranno sempre alle 18,30 nel giardino adiacente al Museo di Aidone, ad ingresso libero. L’accesso seguirà le regole previste dalla normativa anticovid, quindi con green pass o tampone.

 

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