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Afghanistan, in fuga per la libertà

Il dramma dei "falling men" di Kabul

In questi giorni i telegiornali ci bombardano di immagini che purtroppo ci arrivano dall’Afghanistan. In particolare da Kabul, dove, nel fuggi fuggi generale dopo la vittoria dei talebani, alcune persone hanno compiuto un gesto disperato. Pur di conquistare la libertà si sono recate presso l’aeroporto internazionale Hamid Karzai di Kabul, diventato in poche ore il centro dell’evacuazione degli occidentali (personale delle ambasciate, militari, giornalisti ….) e degli afghani che hanno collaborato con  loro in questi venti anni di guerra, e qui si sono dati alla grande fuga aggrappati ai carrelli degli aerei che stavano lasciando il Paese.

C-17 US Air Force Foto USAIR Force

I video che stanno circolando sui social network passeranno purtroppo alla storia e vedono due persone cadere nel vuoto dopo essersi aggrappate al carrello di un C 17 Globemaster III, considerato l’aereo da trasporto del XXI° secolo, un velivolo a reazione da trasporto tattico con capacità strategica ad ala alta.

Falling Man Foto di Joseph McGuire

Alcuni media li hanno definiti “falling men“, (traducibile come l’uomo che cade). Ci riportano ad una fotografia scattata da Richard Drew durante gli attentati dell’ 11 settembre 2001 di New York. Essa raffigura un uomo che, nel tentativo di sfuggire alle fiamme e al fumo causati dallo schianto dell’aereo, si getta nel vuoto precipitando dalla Torre Nord del World Trade Center. L’uomo è raffigurato a testa in giù mentre tiene le braccia allineate alle linee verticali dell’edificio e una gamba piegata. Divenuta una delle foto più note dell’11 settembre, The Falling Man è considerata un simbolo e una delle immagini più potenti della catastrofe.

Carrello C 17

Un’altra immagine sta facendo il giro del mondo e riassume il dramma dell’esodo da Kabul: circa 640 afghani ammassati all’interno del C-17, che ha come massima capienza 154 persone. Si tratterebbe del maggior numero di persone mai volate su un C-17 appartenente al 436° Stormo di stanza alla Dover Air Force Base in Delaware. Da indiscrezioni di un ufficiale dell’US Air Force che vuole rimanere nell’anonimato, il comandante del C-17, nome in codice Reach 871, non aveva intenzione di assumere un carico così grande, ma gli afghani in preda al panico che erano stati autorizzati a evacuare sono saliti sulla rampa semiaperta del cargo.

Interno C 17 con afghani Foto DefenceOne

L’equipaggio invece di costringerli a scendere dall’aereo, “ha deciso di decollare ugualmente. Circa 640 civili afghani sono sbarcati dall’aereo quando è arrivato a destinazione”, ha detto il funzionario della difesa. Tutti erano seduti sul pavimento secondo la procedura nota come “floor loading”, caricamento a pavimento; i passeggeri si sono attaccati alle cinghie di carico, secondo i manuali operativi dell’aereo che corrono da una parte all’altra della fusoliera fungendo da cinture di sicurezza improvvisate.

Interno C 17

Dalle immagini di due giorni fa dei “falling men”, al macabro ritrovamento di ieri. I piloti di un altro C 17 hanno trovato un cadavere di un uomo incastrato nel vano del carrello principale rendendo temporaneamente inutilizzabile l’aereo. I piloti avevano segnalato la necessità di fare un atterraggio di emergenza perché non riuscivano a far rientrare il carrello. In seguito l’atterraggio in un’altra località, è stata fatta la macabra scoperta.

Fabio Gigante

 

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