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Ars: approvata nuova riforma delle province

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L’Assemblea regionale ci riprova e dà il via libera ad una nuova riforma delle ex Province. Il nuovo testo, che si confà alle richieste formulate da Roma, adegua la Sicilia alla legge Delrio soltanto in tre dei quattro rilievi che erano stati mossi dal Consiglio dei ministri qualche mese fa nell’impugnativa di parte della legge che nell’isola ha sciolto gli enti sostituendoli con i Liberi consorzi e le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.

Con voto segreto, però, l’aula ha bocciato un emendamento che assegnava di diritto ai sindaci di Palermo, Catania e Messina il ruolo di sindaco delle città metropolitane. “Una scelta fondata sulla volontà di affermare la competenza esclusiva regionale”, spiega la commissione parlamentare. I presidenti saranno quindi scelti tramite elezioni di secondo livello che si terranno una domenica tra il 15 aprile e il 30 giugno. Presidenti, sindaci e consiglieri dei nuovi enti saranno eletti direttamente dai sindaci e dai consiglieri comunali di ciascun comune.

Una delle novità più importanti riguarda, inoltre, l’introduzione del voto ponderato. Il peso di ciascun elettore cambierà in relazione alla popolazione complessiva del comune di cui è sindaco o consigliere.

Il nuovo è testo è passato con 38 voti a favore, 19 contrari e due astenuti, tra questi il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. Proprio Ardizzone ha ribadito l’intenzione di convocare una conferenza dei capigruppo per incardinare la mozione presentata dal deputato del Gruppo Misto Mimmo Fazio che riguarda i rapporti tra Ars e il Governo. “Il Parlamento regionale – ha detto Ardizzone – si è trovato in difficoltà per una mancata resistenza di fronte alla Consulta del governo regionale Crocetta. A mio avviso era doveroso resistere di fronte a una impugnativa. Mi auguro ora che non ci siano impugnative sollevate dai sindaci metropolitani”.

 

Tuttavia non sono mancati i malcontenti e così, mentre parte della minoranza non ha partecipato al voto finale, Forza Italia e Cantiere popolare hanno lasciato Sala d’Ercole. “Questa legge è una follia e sarà nuovamente impugnata”, ha affermato Toto Cordaro prima di abbandonare l’aula.

“Abbiamo deciso di uscire dall’aula – afferma il capogruppo di Fi, Marco Falcone – non partecipando al voto della nuova legge delle province, per non appoggiare un provvedimento che non condividiamo e che rischia di aggravare una situazione già drammatica. Ci troviamo di fronte all’ennesima riforma sbagliata del governo Crocetta, che conferma l’incapacità di esecutivo e maggioranza di scegliere per il bene della Sicilia”.

“Da oggi nessuno potrà ancora continuare a riempirsi la bocca con l’autonomismo, che stato umiliato e mortificato” è l’opinione espressa da Nello Musumeci.  “Con questa legge sulle Province avete mortificato, umiliato e oltraggiato lo Statuto siciliano – prosegue-. Da oggi in poi nessuno in quest’Aula ha più il diritto di rivendicare l’autonomia regionale, se non per difendere inconfessabili prerogative. Tanto vale abrogarlo lo Statuto. Avete creato una istituzione simulata, senza democrazia, perchè la avete abolita. Affiderete a poche persone, al posto di quattro milioni di elettori, il compito di decidere i vertici dei Liberi Consorzi e delle Città metropolitane”

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Panasci

Giornalista editore e musicista. Da 20 anni anche produttore

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