Presentato il libro di Francesca Maccani “Il tuo nome nel bosco”.

Dopo quindici anni, trascorsi in Sicilia, la scrittrice Francesca Maccani, trentina di nascita, torna a scrivere della sua terra d’origine riattivando una radice profonda con “Il tuo nome nel bosco”(Rizzoli Historiae). L’autrice che adesso vive a Palermo e insegna Lettere alla scuola secondaria esordisce nella narrativa con Fiori senza destino (2019), finalista al premio Berto. Per Rizzoli ha pubblicato Le donne dell’Acquasanta (2022, Premio Rapallo BPER) e Agata del vento (2024, Premio Racalmare Sciascia), entrambi disponibili in BUR.

Il nuovo romanzo è stato presentato il 28 aprile presso l’Oratorio di Sant’Elena e Costantino, a Palermo, sede della Fondazione Federico II. Con Francesca Maccani hanno dialogato i giornalisti Elvira Terranova e Carlo Guidotti anche nella veste di moderatore con interventi di Margherita Tomasello. L’evento è stato realizzato con il patrocinio di Confcommercio Terziario Donna Palermo e del Comune di Palermo; libreria partner Ubik Modusvivendi Palermo.

Ad introdurre la conversazione Valentina Costanzo che ne è stata anche l’organizzatrice che, con passione e dedizione, ha fortemente voluto questa prima nazionale a cui seguiranno numerose altre presentazioni in Sicilia e non solo. Il romanzo nasce da un luogo prima che da una trama. Il punto d’origine è Bondone, in Trentino: un luogo che l’autrice conosce da sempre, con la sua luce inclinata e quel silenzio che sembra custodire storie antiche.

“Durante una passeggiata estiva al castello – ha dichiarata Francesca Maccani – ho avvertito una chiamata improvvisa, la sensazione che proprio lì si nascondesse una vicenda da riportare alla luce. Il tema del confine fisico, emotivo, identitario si è imposto fin dall’inizio. Ho scelto il 1961 come ambientazione perché rappresenta un anno di passaggio: il mondo contadino sta cambiando, le comunità montane vivono una trasformazione che ancora non sanno nominare. Bondone diventa così un osservatorio privilegiato per capire come la Storia penetri nelle vite quotidiane, spesso in modo silenzioso. I personaggi si sono formati dentro questa tensione. Gianna, ispirata a una maestra realmente esistita, incarna la forza discreta delle donne di montagna: figure centrali eppure poco riconosciute, capaci di reggere il peso della comunità. Gli uomini, al contrario, li ho immaginati vulnerabili dietro la loro durezza apparente: cresciuti in un contesto che non offre strumenti per esprimere le emozioni, oscillano tra desideri inespressi e responsabilità ingombranti. La struttura narrativa – conclude l’autrice – segue il ritmo del paese, fatto di attese, ombre e piccoli gesti. Scrivere questo libro è stato un modo per tornare a casa con uno sguardo nuovo: non per idealizzare, ma per riconoscere la complessità di un legame che continua a chiamarmi”.

“E’ un evento che ho organizzato con il cuore – dichiara Valentina Costanzo – perché le storie che parlano di donne con questa profondità meritano di essere raccontate ad alta voce. E’ stata una serata intensa, letteraria, profondamente femminile”. Il romanzo esplora cosa significhi vivere ai margini: tra identità e aspirazioni, tra appartenenza e fuga. Il bosco diventa un luogo simbolico, quasi un personaggio, in cui ci si perde e ci si ritrova.
Fabio Gigante



