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120 anni fa nasceva Totò

(di redazione) 120 anni fa nasceva Totò fratello di Pulcinella e cugino di Arlecchino.
Quando parliamo del principe Antonio de Curtis inutile dirlo si parla dell’ “acne” dello spettacolo.

Centoventi anni fa, il quindici febbraio del 1898, nasceva nel Rione Sanità, da Giuseppe de Curtis, napoletano ed Anna Clemente palermitana. Da lì iniziò a respirare l’aria che poi che sarebbe stata alla base della sua comicità: la povertà.
Povertà che smascherò sempre con una grassa risata. Sbeffeggiando il caporale di turno. Il suo primo teatro fu la strada. Questa le diede la possibilità di forgiare il lato recitativo del suo carattere.
Lo studio dei “tipi”, (le persone che colpivano la sua fantasia li seguiva e li studiava al punto tale di diventare lui un suo clone) che lo stesso principe definiva “il complesso dei fratelli siamesi”, l’aria di neorealismo che sin da piccolo repirò, furono gli elementi basilari della sua arte. In teatro non provava mai. Mario Castellani oltre ad essere stata la sua “spalla” per eccellenza fu anche aiuto regista e provava anche la sue parti.

Al principe le prove non piacevano, diceva di avere una comicità che era come lo spumante effervescente solo all’inizio. Le tavole del palcoscenico erano la sua droga e come Pulcinella avrebbe voluto morirci. Non riusciva a stare senza respirare quell’essenza che solo il teatro sa dare. Al cinema arrivò tardi, aveva 39 anni. Lo preferì non perché gli piacesse ma perché riusciva a fare piu’ soldi faticando meno. Arrivava sul set non prima delle quattordici ed alle venti con il suo solito fischio annunciava lo stop delle riprese.
Se da un lato preferì il cinema solo per comodità dall’altro il teatro rimaneva sempre il suo vero amore. Difatti al cinema riportò buona parte dei suoi cavalli di battaglia teatrali. E come un buon uomo di teatro sul set si circondava sempre da attori con cui sapeva che l’intesa sarebbe stata perfetta. Non dimenticò mai le sue origini. Fece del bene fino all’ultimo.

L’uomo Antonio, diverso da Totò, scrisse moltissime poesie e canzoni. Erano il suo hobby oltre a quello che “non si puo’ dire”. Nei suoi scritti troviamo l’anima del principe. L’uomo tormentato da quell’amore che in poesie come “Aggio perduto ammore”, “Mammarella e chistu core” e per finire “Malafemmena”, lo fece vivere sempre nella ricerca di essere voluto bene.
Ebbene si caro principe a distanza di quasi cinquant’uno anni dalla morte (15/04/1967) sei voluto bene ed amato in tutto il mondo. Siamo alla quinta generazione, il web ti omaggia ogni giorno, i tuoi modi di dire e i tuoi modi di fare sono entrati nel quotidiano di ognuno di noi. Ti hanno assegnato diversi titoli, penso che quello a cui però non avresti mai voluto rinunciare e cui tieni, e
tu stesso lo hai detto, è TOTO’.

Ciao caro Totò auguri di buon compleanno e cento ancora di questi anni.

Gianfranco Ponte

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