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XVI Legislatura: Battiato senza cravatta, Sicilia senza Autonomia e Siciliani senza pantaloni

Battiato senza cravatta. foto internet

Il 5 dicembre ha preso il via la XVI Legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana con l’elezione del Presidente Ardizzone che nel suo discorso d’insediamento ha voluto dimostrare di essere uno che ci tiene al rispetto delle regole. Infatti, ha ripreso il neo Assessore al Turismo, Battiato, per essersi presentato senza cravatta contravvenendo, così, al regolamento d’Aula. Con questa linea di condotta c’era da aspettarsi anche un riferimento alla mancata applicazione dell’Autonomia e un altrettanto forte richiamo affinché divenisse reale e concreto, e di conseguenza attuato, quell’insieme di norme, principi e regole presenti nello Statuto.

Il richiamo allo Statuto vi è stato, ma non in coerenza al rispetto delle regole e nei termini che spettano a un Presidente del Parlamento. Ardizzone, infatti, ha dichiarato che bisognerebbe eliminare “i rami secchi” dello Statuto, citando come esempio l’Alta Corte.

Per chi non lo sapesse, l’Alta Corte era, e dovrebbe essere tutt’ora, un organo super partes, i cui membri sono “nominati in pari numero dalle Assemblee legislative dello Stato e della Regione, e scelti fra persone di speciale competenza in materia giuridica”, con il compito di giudicare sulla costituzionalità sia delle leggi emanate dall’Assemblea regionale, sia delle leggi e dei regolamenti emanati dallo Stato, rispetto allo Statuto e ai fini della efficacia dei medesimi entro la Regione.

L’Alta Corte ha svolto il suo compito sino al 1957 quando con la sentenza 38/1957, del tutto arbitraria e incostituzionale, la neo nata Corte Costituzionale, ne assorbì le competenze arrogandosi, così, un diritto che non le spettava. Tale decisione portò a diverse contestazioni e alle dimissioni, in segno di protesta, dell’allora Presidente della Regione, Alessi, ma non si andò oltre.

Il passaggio di competenze non è cosa di poco conto visto che a differenza dell’Alta Corte, i membri della Consulta sono nominati esclusivamente dallo Stato italiano.

Anche se non operante, l’Alta Corte, è ancora esistente e il fatto che Ardizzone abbia proposto di eliminarla, ne è una prova.

Il neo Presidente, nel suo discorso, ha toccato un altro dolente tasto, ossia, il “recepimento” delle leggi statali nel territorio della Regione Siciliana. Qui, il suo intento non è stato molto chiaro, sembra dare un colpo al cerchio e una alla botte; infatti, da un lato sostiene che sarebbe il caso “di rivedere, se non di eliminare” tale meccanismo ritenendolo, giustamente, una rinuncia alla specialità dello Statuto, in quanto è l’ARS a dover legiferare; ma dall’altro afferma che questo atto di recepimento “spesso, si concretizza in una circolare dell’assessore competente, con la conseguenza di far dipendere dalla tempestività di questa ‘ricezione’ l’applicazione in Sicilia di leggi anche particolarmente innovative sul piano sociale e amministrativo.”, facendo, così, intendere che leggi italiane dovrebbero avere valore anche in Sicilia senza bisogno di alcun recepimento e annullando non solo de facto, ma anche de iure, l’Autonomia.

Nessuno dei Parlamentari si è sentito in dovere, né sul momento né in successive dichiarazioni alla stampa, di replicare a ciò, che a mio avviso, è un duro attacco allo Statuto. Nemmeno il Presidente della Regione ha proferito parola.

In realtà, il silenzio di Crocetta non dovrebbe stupire per nulla gli osservatori più attenti; egli, infatti, è stato uno dei candidati alla presidenza della Regione che, durante la campagna elettorale, lo Statuto non lo ha minimamente menzionato, nemmeno per demonizzarlo, come il male della Sicilia, come ha fatto Fava. Dalle sue dichiarazioni si evinceva una sconoscenza dell’esistenza stessa di questo strumento di autonomia di cui è dotata la Sicilia. Ad esempio, ricordiamo l’affermazione in cui sosteneva che la politica siciliana doveva allinearsi a quella nazionale, intendendo che i partiti presenti in Sicilia dovevano seguire le geometrie delle alleanze effettuate dai partiti in Italia. Inoltre, non appena eletto andò immediatamente a Roma a far visita proprio ai dirigenti di quei partiti che, in Sicilia, lo avevano appoggiato.

Solamente all’atto di insediarsi, come fulminato sulla via di Damasco, scopre l’esistenza dell’Autonomia citando l’art. 1 dello Statuto e facendo intendere di volerne essere un difensore.

Ma più che per convinzione è sembrato che Crocetta abbia usato lo Statuto esclusivamente come scudo per portare avanti le sue scelte e le sue nomine in maniera autoritaria, accusando di essere contro l’Autonomia, chiunque si opponesse.

In questo quadro politico-istituzionale così deprimente e desolante, chi si ritroverà senza cravatta potrà ritenersi fortunato in quanto, molto probabilmente, la maggior parte dei siciliani resterà senza pantaloni, ossia, in mutande.

 Marcello Russo

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