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Wall Strett Journal, “Sciacca emblema dello spreco dei soldi pubblici”

L’articolo del Wall Strett Journal

La Sicilia sul Wall Street Journal. A rappresentarla questa volta come simbolo dell’inefficienza e dello sperpero di denaro pubblico è la città di Sciacca.

Il WSJ infatti, con un articolo a firma della giornalista Stacy Meichtry, ripercorre le tappe di una stagione politica iniziata negli anni 70. Una stagione fondata su un modello di sviluppo economico sostenuto da grossi investimenti pubblici: dalle piscine olimpioniche, divenute ormai “vasche per acqua piovana”; alla “carcassa di cemento” di una casa di riposo vicina al porto, in costruzione da decenni, ma tuttora priva di inquilini.

Per la giornalista, gli investimenti regionali per rendere Sciacca una città turistica, e che in realtà l’hanno resa soltanto un “mausoleo di opere incompiute”, sono l’emblema della leggerezza con cui per decenni sono stati spesi i soldi pubblici in tutte le regioni d’Italia. Anni di spesa incontrollata e affidata ad una classe politica incapace e spesso corrotta. Fattori che da soli bastano a spiegare i motivi dei gravi problemi finanziari che stanno attraversando l’intero Paese, e rispetto ai quali è difficile vedere una via d’uscita a breve termine.

L’articolo inizia con la storia delle due orche assassine, acquistate per un parco acquatico che poi non fu mai costruito. Il progetto era inserito all’interno di un ampio piano regionale per il rilancio del turismo, per il quale erano stati stanziati 2 miliardi di lire.

Malgrado l’assenza del parco acquatico le orche furono tuttavia mantenute per decenni in uno zoo islandese, a spese della regione, con circa sei milioni al mese delle vecchie lire. Si narra perfino che per il loro funerale partì una delegazione di politici, burocrati e amici per rendere l’ultimo saluto ai due cetacei. Il progetto era stato chiamato “Sciacca Splash”, e oltre a delfini acrobati, i laghi artificiali e le famose orche, prevedeva la costruzione di 11 alberghi nella località Sitas. Alla fine ne saranno costruiti soltanto quattro. Nel 1990, un privato acquistò gli alberghi ritrovandosi un personale assunto, per la quasi totalità, attraverso raccomandazioni politiche.

Questo ambizioso progetto di sviluppo del territorio ebbe tra i suoi principali protagonisti l’Onorevole Calogero Mannino, di Sciacca, ed iniziò quando questi venne nominato Assessore alle Finanze della Regione Siciliana. Sciacca doveva diventare un polo turistico e riuscire finalmente a raggiungere una sintesi di tutte le sue risorse, con le terme a fare da traino.

Nella mente di Mannino, Sciacca doveva diventare come una piccola Marienbad, città della Repubblica Ceca che già dai primi del ‘900 era riuscita a costruire un importante indotto economico attorno le proprietà curative delle sue acque termali. Anche il sottosuolo di Sciacca era attraversato da acque sulfuree con caratteristiche quasi uniche. “Acqua Santa di Sciacca, alcalina litinosa superiore a tutte le acque d’Europa”, questa era la dicitura che compariva su un’etichetta quando l’acqua termale si Sciacca veniva commercializzata.

Di questo commercio poi non se ne fece più nulla, ed oggi le terme di Sciacca, costruite grazie ad un azionariato popolare, sono lasciate da anni ad un costante stato di abbandono. Presto saranno svendute attraverso una gara d’appalto gestita a livello regionale, lasciando la città quasi del tutto al di fuori da questa procedura.

L’articolo continua poi con la storia del teatro Popolare, che Mannino chiese di costruire agli architetti Samonà. “Un cono di cemento, simile a una conchiglia che svetta sulle altre costruzione della città”, Come lo descrive la giornalista del WSJ nel suo articolo. In costruzione dal 1979, è costato fino ad ora più di 18 milioni di dollari. I lavori sono rimasti fermi per più di trent’anni a causa di diverse vicissitudini, tra le quali la morte dei due architetti Samonà, padre e figlio.

Circa due anni fa però, ripartono i lavori, anche se in città non si sprecano i dubbi sull’effettiva possibilità di gestire una struttura così grande, e la gente vive con molto distacco la presenza di un’opera giudicata inadeguata al loro territorio.

Da parte sua l’Onorevole Mannino ha detto di essere riuscito a sbloccare fondi per altri 3 milioni e mezzo di euro per il suo completamento. Un’opera quella del teatro Samonà che negli anni ha suscitato l’interesse perfino del regista tedesco Werner Herzog, che in un’intervista al quotidiano La Repubblica di qualche anno fa dichiarò di aver immaginato di mettere in scena L’anello del Nibelungo di Wagner proprio al Samonà, con un esplosione finale del teatro a chiudere l’opera.

Il regista tedesco, a quanto pare, aveva già contattato una squadra di artificieri del New jersey specializzati in esplosioni mirate. Questi però espressero le loro preoccupazioni per le conseguenze dell’esplosione, quindi Herzog abbandonò la sua idea per quel teatro che definì “mai terminato, mai consegnato, mai inaugurato”, un deturpamento dell’arte e del territorio cui solo un’esplosione poteva mettere fine.

Alla fine la giornalista chiude con l’immagine dell’Onorevole Mannino che mentre beve un caffè, e racconta di aver contribuito alla costruzione del nuovo ospedale e al restauro di antichi palazzi del centro storico, dice: “Sto facendo una bella cosa per la mia città”.

Gianpaolo Schittone

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