Televisione

La trasmissione della Gabanelli racconta la politica siciliana

Report, foto internet

A Catania, nel quartiere Librino, c’è chi ha venduto il proprio voto per risolvere grane burocratiche, chi per un buono benzina, chi per 25/30 euro, chi per gratitudine nei confronti di concessionari di posti di lavoro, come il deputato Udc Marco Forzese. L’onorevole nega, naturalmente, le rivelazioni raccolte nel servizio di Claudia Di Pasquale, per “Report” del 9 Dicembre.

Allo stesso modo, il 27enne Luca Sammartino, astro nascente della politica etnea ben sponsorizzato, a quanto pare, dal gotha della sanità locale, smentisce presunte richieste di voto in cambio della realizzazione di una strada, come gli spettatori hanno potuto apprendere da un’intervista anonima.

La trasmissione della Gabanelli ne ha per tutta la politica siciliana. Perché alle ultime elezioni hanno trionfato Grillo e l’astensionismo? Il dossier sulla situazione della formazione nell’isola non ha fomentato di certo la credibilità della classe dirigente regionale. Mentre 8 mila dipendenti aspettano ancora diverse mensilità di stipendio, Report invita a riflettere sul fatto che vi abbiano collaborato dipendenti con particolari legami di parentela: tra gli altri, le mogli di Raffaele Lombardo e di Nino Dina e il figlio dell’ex Sindaco di Catania Scapagnini, responsabile del crac del comune etneo qualche anno addietro.

Non manca neanche la stilata a Crocetta, che arriva quando il Presidente viene smentito riguardo al suo “messaggio chiaro ai partiti di un cambio di rotta”: il segretario generale della Formazione, Patrizia Monterosso è infatti un ex dirigente dell’ente. Un nome nuovo è indubbiamente quello del neo assessore, Nelli Scilabra, 29enne studentessa dell’Università di Palermo: al contrario, in quel caso la critica si basa sulla scarsa esperienza della giovane.

La trasmissione si è, inoltre, occupata di altri scandali che caratterizzano la vita pubblica italiana. La crisi della Monte dei Paschi di Siena, una richiesta di risarcimento danni dovuta all’assenteismo di un primario della Sapienza di Roma, ma soprattutto le “pillole del sapere”. Questo è il nome, dal fascino mistico, dato ad alcuni video acquisiti dall’allora Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, con finalità di diffusione nelle scuole a scopo didattico. Ogni video, della durata di tre minuti, è stato pagato dal Ministero 40.000 euro, quando un gruppo di studenti di Pomigliano d’arco offriva lo stesso prodotto gratuitamente. Perché allora il Ministro scelse di pagare una somma del genere per questo servizio? Il fatto che la produttrice dei filmati, Ilaria Sbressa, sia la moglie del responsabile per le relazioni istituzionali di Mediaset può suggerire una risposta. Mentre il Ministro Profumo ha aperto un’indagine interna, la Sbressa chiede 35 milioni di risarcimento alla trasmissione. E intanto le scuole pubbliche subiscono tagli progressivi, ormai da decenni.

Andrea Cumbo

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