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Vita, morte e miracoli del “porcellum”

Parlamento (foto internet)

A pochi mesi dalle elezioni politiche, tiene banco la questione della riforma elettorale con i due rami del Parlamento che ancora bisticciano, non riuscendo a trovare un accordo sul nuovo sistema da adottare.

Il rischio è quello di presentarsi alla tornata elettorale nuovamente col cosiddetto “porcellum”, la legge scritta nel 2005 dall’allora ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, o al massimo con un “porcellinum” (come è stato ribattezzato da alcuni), ossia con qualche piccola modifica alle attuali norme in vigore.

Ma cos’è esattamente il porcellum? E perché tutte queste polemiche che lo circondano?
La legge 270/2005 è stata proposta da Calderoli, ribattezzata “porcellum” dal politologo Giovanni Sartori, per sostituire il sistema maggioritario corretto del cosiddetto “mattarellum” con un sistema proporzionale, anche questo corretto con premio di maggioranza.

Lo stesso Calderoli, pochi mesi dopo il varo della legge che porta il suo nome, dichiarò pubblicamente: “un po’ meno orgoglioso sono della legge elettorale che si dovrà riscrivere […] l’ho scritta io ma è una porcata. Una porcata fatta volutamente per mettere in difficoltà una destra e una sinistra che devono fare i conti col popolo che vota”.

A ben vedere, a essere messi in difficoltà sono i partiti minori che alla Camera devono superare la soglia del 4% e al Senato quella dell’8%, soglie che si abbassano rispettivamente al 2% e al 3% nel caso di liste collegate a una coalizione. Inoltre, la presenza di liste bloccate impedisce agli elettori di esprimere la preferenza diretta del candidato, demandando tale funzione ai partiti che stabiliscono a loro discrezione i nomi e l’ordine da mettere in lista.

Tra gli effetti della legge vanno anche ricordati l’abolizione dei collegi uninominali e l’assegnazione di un cospicuo premio di maggioranza alla Camera con l’attribuzione di un numero minimo di seggi pari a 340; al Senato viene garantito il 55% dei seggi assegnati su base regionale.

Un tale sistema, a detta dei critici, favorisce in maniera inequivocabile i partiti più grandi e la presenza di politici di dubbia moralità che col sistema delle preferenze sarebbero probabilmente spazzati via. In tal senso, può essere interpretato l’impasse del Parlamento che da quasi sette anni non riesce a trovare un accordo per una nuova legge elettorale.

L’impressione è che si cerchi di discutere soprattutto del premio di maggioranza per garantire alla coalizione vincente di governare in tranquillità, visto che il crollo dei partiti tradizionali imporrebbe un allargamento delle alleanze, sul modello della Grosse Koalition tedesca, con possibili accordi trasversali tra centrodestra e centrosinistra. Insomma un Monti-bis.

Da un lato, dunque, la corsa all’alleanza strategica per governare ma allo stesso tempo il rifiuto del condizionamento dei piccoli partiti sulle funzioni di governo. E con l’amletico dubbio di avere una maggioranza litigiosa e comunque sottoposta ai “ricatti” delle frange meno moderate.
È chiaro che legge così com’è vada cambiata, ma il rischio di passare dal “porcellum” al “casinum” è davvero alto.

 Marco Cirincione

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