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Videopoker: il Decreto Balduzzi arretra

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Riceviamo e pubblichiamo quest’articolo di Carlo Baiamonte:

Cancellata nel silenzio generale la norma che vietava la presenza di esercizi dedicati al gioco nel raggio di 200 metri da scuole, università e centri aggregativi.

La sensazione che quella norma del decreto Balduzzi sarebbe stata cancellata, perché in fase preliminare di esame in seduta di consiglio dei Ministri, era stata uno dei punti più contestati, tra gli addetti ai lavori circolava da diversi giorni.

Uno dei punti propositivi del decreto sanitario era rappresentato proprio dall’attenzione alla tutela dei minori e degli adolescenti, che dovrebbero frequentare solo le scuole, i centri sportivi e per l’impiego sano del tempo libero. Per la prima volta si parlava di ludopatie e si riconosceva la portata del fenomeno tra le nuove dipendenze. La pressione delle lobbies ha però superato le esigenze della prevenzione sui pericoli del gioco d’azzardo e di un maggiore controllo del territorio.

Sul nodo che aveva fatto tanto discutere, contenuto nel maxi-decreto sulla sanità, quello sui videopoker, si fa marcia indietro per incontrare le esigenze dei soli produttori e distributori dei videopoker.

Dal testo definitivo è sparita, nel silenzio generale (della stampa e dei partiti) la contestatissima norma che vietava la presenza di esercizi dedicati al gioco nel raggio di 200 metri da scuole, università, nosocomi, luoghi di culto e centri aggregativi.

Sul punto si introduce una modifica soft rispetto a quanto previsto nella versione originaria che indicava una restrizione di 500 metri.

La lobby però in questo caso non è rappresentata solo dai produttori. In prima linea finanziaria c’è lo Stato, con un tornaconto che ha toccato tra incassi di videopoker e videolotteries ben 79 miliardi di euro nel 2011. Su questo volume lo Stato esercita un prelievo erariale che oscilla tra il 12 e il 4%. Una gittata fiscale sostanziosa a cui è difficile rinunciare, anche in misura parziale.

Nel paese in cui si taglia la ricerca e la formazione, i servizi assistenziali e le politiche del lavoro, il gioco è diventato la terza industria, un settore che vale tantissimo per il Ministero del Tesoro, soprattutto in questo momento di recessione.
Come farà prevenzione lo Stato sul gioco d’azzardo?

I monopoli dovranno monitorare il territorio, esaminare le concessioni, raccogliere le segnalazioni. Ma con quali risorse umane? E i Comuni saranno in grado di produrre e gestire il controllo dei servizi commerciali di settore? Il decreto prevede nelle circostanze valutate pericolose per i minori la revoca della licenza o l’obbligo di spostare l’esercizio.

Difficile conciliare i sistemi di interesse, anche perché nei fatti le sale da gioco nelle grandi città proliferano come funghi. Sono gli esercizi maggiormente prolifici, allocati in tutti i quartieri, con una preferenza per i territori privi di servizi aggregativi per i giovani.

Si salva nel sistema delle nuove regole la norma sulla ludopatia, che stabilisce che la patologia verrà inserita tra le malattie coperte dal Ssn. Vi è da chiedersi però con quali risorse si contrasterà il fenomeno, come verranno riorganizzate le cure primarie e la prevenzione, in considerazione dei tagli che negli ultimi tre anni hanno interessati i Ser.T (Servizi tossicodipendenze) e i programmi di sensibilizzazione rivolti agli studenti e ai giovani.

Carlo Baiamonte 

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