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Valeria Grasso: “Vergognoso far conoscere la Sicilia dal figlio di Provenzano”

foto archivio

“Il figlio di Provenzano ha l’arroganza tipica dei mafiosi”.  Valeria Grasso interviene sulla vicenda di Angelo Provenzano assunto come Cicerone da un Tour Operator per turisti americani.

“In queste ore continuano a scrivermi inferociti i ragazzi delle scuole dove vado a raccontare la mia esperienza di testimone di giustizia, costretta al programma di protezione, ad abbandonare la mia città e il mio lavoro per aver denunciato i Madonia, noti sanguinari mafiosi come Bernardo Provenzano. E c’è pure chi ha la protervia di scrivere sciocchezze come quella di far parlare il figlio nelle scuole”.

“Mi congratulo veramente per la bellissima iniziativa – continua Valeria Grasso – Chissà quale mente geniale ha potuto pensare di organizzare le visite guidate dal figlio di Provenzano per far conoscere la Sicilia. Mi fate ribrezzo”.

“A che vale rischiare la propria vita per tentare di sconfiggere un mostro chiamato mafia, con la speranza di dare una nuova immagine della nostra amata Sicilia? A cosa serve avere avuto dei grandi magistrati che hanno dato la loro vita pur di salvarci tutti da questi mostri, se i tour operator portano i turisti a parlare con chi si fa grande del cognome di mafia che porta? Un cognome che puzza di sangue di tantissime anime innocenti. E se proprio volete far sapere e far conoscere cos’è la mafia, magari fate incontrare ai vostri clienti chi la mafia la combatte ogni giorno, i magistrati antimafia di Palermo, o portateli a vedere la Procura e la piazza dove sono incisi i nomi di coloro che hanno lavorato notte e giorno grandi uomini martiri di Provenzano e Riina, come Falcone e Borsellino.

“La nostra Sicilia è ben altro che queste baggianate per prendere in giro i turisti e certe gite andrebbero vietate.”

“Il messaggio che si trasmette con iniziative disastrose come queste è distruttivo. Altrimenti mi chiedo a che serve denunciare o ancor peggio morire, per ciò in cui crediamo se poi c’è chi lavora per far si che la Sicilia continui ad essere famosa per un mostro chiamato mafia, per giunta raccontata da chi non ha mai espresso una parola di condanna nei confronti della mafia e capace solo di commiserarsi”.

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