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Usa, Obama “Four more years”

Obama e famiglia. Foto Internet

“Four more years”, ancora altri quattro anni. “Noi siamo una grande famiglia americana, ci avete ricordato che la strada è stata difficile e che il viaggio sarà lungo ma il meglio deve ancora venire“. Così il neo presidente americano Barack Obama commenta la propria rielezione alla Casa Bianca davanti a una folla in estasi, da Chicago a New York.

Gli Usa hanno risposto in maniera positiva alla ricandidatura di Barack Obama, specie afroamericani e le donne, veri e propri portabandiera della rielezione del democratico uscente. Non lo hanno votato gli uomini bianchi, più per questioni razziali che politiche, non lo hanno votato neanche i ricchi, a rischio sovra tassazione – tra l’altro promessa dallo stesso Obama per risanare il deficit – , ma il buon vecchio Obama ha vinto, sconfiggendo lo spauracchio di essere presidente Usa solo per un mandato.

Per questo l’urlo dei sostenitori di Obama “Four more years” appare come un manifesto che delinea l’immediato futuro americano verso cui Obama si erge a pilota incontrastato (non è proprio così visto che il congresso è di maggioranza repubblicana, ma Barack si è già premurato a instaurare un rapporto ‘collaborativo’ con la compagine di destra, per il bene degli Stati Uniti): per altri quattro anni, quelli che necessitano al neo/vecchio presidente degli Usa per portare a termine i propri programmi.

Trapelano le ultime sui votanti, mentre appare equilibrata la situazione a livello di voto popolare, i grandi elettori si sono schierati in maniera decisa dalla parte di Obama ai danni Romney (il candidato/competitor repubblicano, com’è usuale negli States, si è premurato a fare i complimenti al nuovo presidente, dimenticando come con un colpo di spugna i dissidi durante la campagna elettorale, dove però, tutto è lecito). A livello popolare, Obama appare in calo nei consensi tra i bianchi e i ricchi, come abbiamo accennato sopra con le rispettive motivazioni, mentre acquista ulteriore consenso tra ispanici, afroamericani e le donne.

Ignazio Cusimano

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