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Usa, Elezioni 2012: inizia il testa a testa senza esclusione di colpi

Elezioni Usa. Foto Internet

Uno ha fatto leva sulla necessità di proseguire il profondo cambiamento in atto negli Stati Uniti e ha ricordato i successi contro il terrorismo, l’altro ha messo l’accento sulla crisi economica e sulla disoccupazione. Questi i cavalli di battaglia di Barack Obama e Mitt Romney, i due sfidanti per la poltrona da presidente Usa, durante l’ultimo sfiancante giorno di campagna elettorale prima del voto di oggi.

Il presidente in carica e il suo sfidante hanno fatto il tour degli 8 Stati chiave per la vittoria finale (Ohio, Virginia, Florida, New Hampshire, Colorado, Iowa, Pennsylvania, Wisconsin). A Columbus, in Ohio, territorio reputato decisivo, Obama ha ricevuto l’abbraccio di circa 15 mila persone: “La guerra in Iraq è finalmente finita – ha ricordato l’ex senatore di Chiacago – , Osama Bin Laden è morto e Al Qaeda è quasi definitivamente debellata. Ohio, scommetto su di voi, la mia speranza siete voi”.

Al suo fianco due testimonial d’eccezione, tanto diversi nello stile e nella cultura ma uniti dal sostegno per Obama: Bruce Springsteen e Jay-Z, famigerato rapper newyorchese afroamericano. Il primo ha utilizzato parole molto efficaci per convincere il pubblico: “Da trent’anni – ha detto – canto sulla distanza che c’è tra il sogno americano e la realtà dei fatti. Il nostro voto è l’unico modo per decidere quale debba essere la distanza in questa equazione”.

Dalla stessa città, nello stesso momento, il repubblicano Romney promette: “Creerò quei posti di lavoro che Obama non è riuscito a creare”. L’ex governatore del Massachisetts, membro della comunità religiosa dei Mormoni, ha chiuso la sua campagna a Manchester, in New Hampshire: “Festeggeremo la vittoria e sarà un nuovo inizio”, ha dichiarato.

Barack, invece, ha concluso l’estenuante tour dove tutto iniziò nell’ormai lontano 2008, in Iowa e precisamente nella cittadina di Des Moines, dove ha spiegato il perché dello slogan “Fired Up, ready to go!”: “E’ stata come una voce dentro – ha detto, facendosi scappare una lacrima – e mi sono sentito acceso e pronto a partire”.

Alle 19 si cominceranno a sapere i primi risultati degli spogli e si proseguirà fino alla notte, poiché i seggi chiudono ad orari diversi. Per adesso, indicative le prime dieci schede a Dixville in New Hampshire: 5 per Obama e 5 per Romney. Una conferma momentanea degli ultimi sondaggi Reuters/Ipsos, che danno l’attuale inquilino della Casa Bianca avanti 50 a 46 in Ohio, 48 a 46 in Virginia, 48 a 47 in Colorado mentre Romney sarebbe avanti 48 a 47 in Florida. Ma va considerato che il margine d’errore è del 3 o 4% in difetto o in eccesso.

Piccolo sgarbo di Romney ad Obama: lo sfidante alla presidenza americana non ha interrotto le sue uscite pubbliche durante le operazioni di voto, fatto che lì non è contro le regole come in Italia (dove vige il “silenzio elettorale”) ma fino ad oggi era sempre stato evitato per reciproca correttezza.

Secondo Federico Rampini, inviato de La Repubblica a New York, saranno elezioni particolarmente combattute sul filo dell’ultimo voto e il rischio è che l’investitura del nuovo presidente degli Stati Uniti slitti di parecchio, perché il team di legali di Mitt Romney ha avuto mandato di contestare ogni scheda dubbia, senza esclusione di colpi. Il rischio concreto è che si ripeta il bailamme del 2000 tra George W.Bush e Al Gore, con un margine di poche centinaia di voti in Florida, una lunga serie di ricorsi dei democratici sul conteggio delle schede e infine l’assegnazione della vittoria ai repubblicani.

Valerio Valeri

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