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Unicredit. Bongiovì (FABI) : “Agrigento e provincia off limits , inaudite le pressioni commerciali sui lavoratori”

La FABI denuncia grandi difficoltà nell'organizzazione del lavoro

Prosegue la campagna di sensibilizzazione della FABI di Agrigento a proposito delle gravi pressioni commerciali subite dai lavoratori di Unicredit nel territorio agrigentino e della cattiva organizzazione del lavoro, nota dolente in tutto il perimetro Italia così come fanno sapere i sindacati di categoria, che sarà anche oggetto di un prossimo incontro a Milano, in data 26 settembre 2018.

“Riteniamo ormai che siamo arrivati alla pazzia pura, al superamento di ogni regola aziendale prima e al rispetto della dignità del lavoratore”.

Ad esordire con toni così forti è Camillo Bongiovì – Segretario Responsabile della FABI di Agrigento, anche nel doppio ruolo di componente della Commissione sulle Pressioni Commerciali di Unicredit per la regione Sicilia.

“Nonostante gli accordi nazionali con le organizzazioni sindacali di categoria, intese particolarmente volute e ricercate dalla FABI nella persona del Segretario Generale, Lando Maria Sileoni, – spiega Bongiovì – si continua come se nulla fosse a massacrare i lavoratori con tutti i sistemi possibili ed immaginabili dalle chat alle mail il tutto accompagnato da una gestualità inconsueta “.

“Il continuo pressing ogni giorno si trasforma quotidianamente in puro delirio, – denuncia il sindacalista – su quanti piani di accumulo si possono fare che si traducono poi sulle classifiche dei più bravi, una competizione che genera una destabilizzazione mentale dei poveri lavoratori”.

“Adesso basta – aggiunge – smettiamola per favore , invito i colleghi a farsi sentire e denunciare atti di vessazione, esiste in Unicredit una commissione per le pressioni commerciali dove denunceremo e porteremo tutto il materiale che abbiamo per potere finalmente fare nomi e cognomi ai vertici regionali di questa azienda, che per mia esperienza sono molto sensibili e attenti a tutte le denunce fatte su pressioni, mobbing, e minacce velate.

“Ci appelliamo al buon senso di tutti – conclude – onde evitare  di scontrarci anche se molto spesso la parola d’ordine è di non riferire nulla al sindacalista di riferimento, come se il rappresentante dei lavoratori non sia parte integrante del mondo del lavoro, se lo stato di fatto non dovesse cambiare, passeremo a denunce circoscritte, interessando anche i vertici della FABI, e i relativi organismi aziendali preposti”.

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Filippo Virzì

Giornalista radio/televisivo freelance, esperto in comunicazione integrata multimediale.

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