Spazio Libero

Un uomo oltre l’orlo di una crisi di nervi

Nicolò Marino

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una inchiesta della redazione Sudpress.

Rancore, calunnia e minaccia, sono gli elementi del cocktail probabilmente ingerito da Nicolò Marino prima di rilasciare l’intervista a Livesicilia; non si spiegherebbe altrimenti la caduta di equilibrio in cui è incorso l’ex assessore regionale all’energia. Per la verità, preoccupa che una persona in preda all’ira e così scomposta, intrisa d’odio, possa tornare a fare il Magistrato ed è perciò arrivato il momento di rivolgersi direttamente al CSM perché prenda provvedimenti disciplinari su una toga che disonora l’ordine giudiziario.

Marino recita la parte dell’incompreso quando addirittura ne ha anche per i suoi ex Colleghi di Caltanissetta, rei di non averlo capito e tutelato. Muove cioè un attacco sconsiderato e fazioso ad uno degli Uffici più esposti nella lotta alla Mafia e guidato da quel galantuomo che è il Procuratore Lari. Naturalmente, è una sceneggiata che si ripete visto che anche da Catania dovette andar via precedendo di qualche ora la sanzione disciplinare del CSM dopo aver diffamato un intero Ufficio presso il quale aveva lavorato per anni.

E proprio in quei giorni un mafioso-massone intercettato telefonicamente, parlando con altro interlocutore suo sodale, si riferiva a Marino ricordando che anche lui era <…masso…> e quindi andava difeso. Che volesse dire massone? Marino non ha mai sporto denuncia contro quei mafiosi che dicevano di doverlo difendere perché appunto lui come loro era un <…masso…>.

Così come mai denunciò quell’avvocato che, intercettato a colloquio al carcere con un suo cliente processato per Mafia, disse che occorreva portare i soldi al magistrato per avere il parere favorevole alla scarcerazione. Marino, per chi lo conosce bene, non è soltanto un bluff ma è la più pericolosa mistificazione di ciò che in realtà non è mai stato.

Mentre faceva parte infatti della DDA riceveva una Ferrari acquistata presso una concessionaria il cui titolare era indagato per fatti gravissimi proprio dal suo ufficio, ma su quella Ferrari, passata a lui attraverso il plurinominato consulente della Procura, sempre da Marino indicato, Angelo Giordano, l’ex P.M. non ha mai dato risposta. Lui crede di non essere tenuto a dare spiegazioni. Come non ne ha date mai sulla Porsche che possiede insieme ad una Abarth e a quant’altro. Come non ha mai risposto sulle sue frequentazioni, sulle case presso cui si reca, e sui proprietari che le rendono disponibili, sulle sue relazioni con il natio calatino e con il sistema delle imprese che lì opera, sulle attività imprenditoriali di alcuni suoi consulenti con fantomatiche sedi proprio a Catania, o ad Acicastello.

Marino, semplicemente, in una contorsione ipertrofica del suo Io, non risponde. E’ forse giunto il momento che a questi interrogativi risponda la Magistratura siciliana con una indagine, che siamo certi sarà seria, sulle attività reali di Marino, su suoi atti, sul suo ruolo effettivo. Lo stesso Marino, che prima chiedeva l’arresto di Firrarello e poi accettava l’incarico di consulente presso la Commissione parlamentare sui rifiuti presieduta da un esponente proprio di quel partito cui si apparteneva Firrarello.

Un amore antico per la politica e per il potere, comunque si declini, che fino ad oggi lo ha visto impunito ma che ora è il caso, di fronte a tanta tracotante carica diffamatoria, cominci a ricevere le giuste verifiche ad opera dell’autorità giudiziaria. Un uomo che parla di antimafia per poi attorniarsi di un cerchio per così dire magico composto anche da soggetti indagati per fatti gravissimi, anche quando vestivano divise prestigiose. Marino cioè ritiene che a lui tutto sia concesso, compresa la licenza di uccidere a mezzo calunnia. Ma non è così, ed il nostro giornale da tempo conduce una battaglia contro certi sepolcri imbiancati, funzionali ad uno schieramento che persino i ciechi toccandolo con mano riconoscerebbero. Ma il massimo della mistificazione lo si raggiunge proprio guardando alla sua fallimentare esperienza di assessore all’energia.

Crocetta vuole bloccare l’eolico, perché tutte le indagini di Mafia hanno spiegato che si tratta dell’affare più grande della storia ed il più infiltrato da Cosa Nostra, e Marino indice ben 20 conferenze di servizi per autorizzare nuovi impianti eolici. Tutto il mondo sa che in Sicilia c’è il problema drammatico delle bonifiche – un affare da 500 milioni di euro – ma Marino sul tema tace, malgrado autorevoli studi degli istituti di Sanità denuncino morti e malformati a migliaia ad Augusta, a Milazzo, a Biancavilla ed altrove e malgrado l’ex P.M. sappia bene che la Mafia attinge a piene mani alle bonifiche.

Crocetta chiede di realizzare le discariche pubbliche in tutte le province ma Marino dimentica che proprio a Catania, la sua città, ed a Siracusa, comandano i privati, e quei privati che lui ha arrestato per mafia (ancorché poi assolti e risarciti). A parole dice che occorre superare le discariche, ed avrebbe ragione se non fosse che subito dopo è proprio lui ad indire 4 grandi appalti per costruire ancora nuove discariche. Dovrebbe occuparsi di varare la VAS (valutazione ambientale strategica) necessaria per finanziare il Piano dei rifiuti ma la ritarda con il rischio di far perdere alla Sicilia milioni di euro.

E’ questo lo stesso Marino che pretenderebbe poi di dare patenti di adeguatezza agli incarichi di governo come se lui fosse il sacerdote unico, dispensatore delle unzioni. Naturalmente, tutto questo viene sputato rabbiosamente solo quando perde la poltrona di assessore perché prima si era distratto e di nulla si era accorto. In un Paese normale un personaggio come questo avrebbe già risposto alla giustizia ma Marino si crede impunito e pensa di poter vestire la toga schierandosi in politica senza alcuna conseguenza, senza dare spiegazioni sulle proprie frequentazioni e sul patrimonio accumulato, ed anzi dando dell’inadeguato ad un Uomo come Alfonso Cicero, al quale i mafiosi hanno messo la bomba dietro la porta di casa andando poi a cercarlo, certo non per parlargli, sotto gli uffici dell’IRSAP di Agrigento.

Ma a Marino dell’azione legalitaria e contro la Mafia realizzata dagli altri non interessa cosicché si muove come la punta strumentale più velenosa di quanti vogliono conservare la Sicilia di ieri. Non è un caso che a parlare siano personagggi impresntabili, satrapi di un potere colluso che ritiene naturale parlare con i boss di Cosa Nostra, mentre alle persone perbene si rimprovera di avere rapporti pubblici con Confindustria, e cioè con uomini e donne che hanno cambiato già la Siclia delle imprese, con l’intenzione di mettere nello stesso piatto il diavolo e l’acqua santa.

Il pericolo vero delle parole gravi e dolose di Marino è che a quegli ambienti che sono stati padroni dell’Isola si stiano additando coloro che stanno mettendo mano al vero cambiamento della Sicilia, osando mettere alla porta quanti ricevevano ossequi e salamelecchi. E’ un’azione sconsiderata e scellerata che mette insieme quel grumo di interessi che ha impoverito i siciliani ed ucciso tanti uomini onesti.

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo, e del resto prima di noi lo hanno detto Lari, Messineo, Alfano ed altri autorevoli Osservatori: attenzione, c’è un clima nella nostra terra che appare prodromico a violenze più gravi e certi toni sembrano solo autostrade per chi pensa alla violenza come ultima chance per risolvere tutto e per fermare quel cambiamento epocale che Crocetta ha avviato in Sicilia.

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