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Un calcio al nazismo, Katidis sulle orme di Di Canio

Giorgos Katidis fa il saluto romano (foto da internet)

È costato caro al ventenne greco Giorgos Katidis il saluto romano di sabato scorso dopo aver segnato la rete del 2-1 nella sfida dell’Aek Atene contro il Varia. La Federcalcio greca ha sospeso a vita Katidis da tutte le nazionali.”Non sapevo cosa significasse“, ha detto a sua discolpa: certo data la verve con cui si è fiondato sotto la curva e dato che siamo nel 2013 l’ignoranza potrebbe essere ardua da accettare come scusante. “È un semplice malinteso, il mio gesto non ha nulla a che fare con il fascismo – ha continuato – Sono un calciatore e ho festeggiato in quel modo solo per le persone in piedi e solo quello. Capisco i sentimenti riscaldati che ho creato e mi scuso per questo”. Il senso dell’accezione ‘per le persone in piedi’ sarebbe da studiare. Anche la giustificazione apportata dal suo allenatore Ewald Lienen lascia qualche dubbio: “È un ragazzo giovane che non ha idee politiche e che probabilmente ha visto quel gesto su Internet o da qualche altra parte e lo ha fatto senza conoscere il suo significato.” Sapere cosa abbia digitato sulla barra di ricerca di google non è dato a sapersi. Ora è la Grecia a finire come l’Italia.

In Italia siamo stati abituati, purtroppo, ad episodi di questo tipo. La voglia di apparire o di risultare – agli occhi di chi? –  anticonformista ed “originale” spesso supera il reale credo politico-sociale, al di là del fatto che ogni apologia nazi-fascista è costituzionalmente riconosciuta come reato.

Paolo Di Canio è forse il caso più evidente. La numerose manifestazioni pubbliche (sia tramite dichiarazioni, sia tramite molti “saluti romani”, in omaggio alla tifoseria laziale) lo hanno reso celebre sia in Italia che in Gran Bretagna. Un uomo che non segna a porta vuota con il portiere avversario a terra ma che prende a calci un suo giocatore. Eclettico.

Altri giocatori si sono messi in luce per aver dato apprezzamenti filo fascisti: dal “Boia chi molla” scritto nella maglietta di Buffon – poi scelse il numero 88 che offese la comunità ebraica –  alla collezione di “busti del duce” di cui si vantava Alberto Aquilani il quale non si sottraeva dal vedere come un “problema” gli immigrati in Italia.

Passando per Fabio Cannavaro che, dapprima, festeggiò lo scudetto del Real Madrid con una bandiera su cui era disegnato il fascio Littorio, poi messa via (“Mi scuso con tutti, non sono fascista e non sono di sinistra” – forse è stato uno dei primi grillini) e poi nel 1997 pubblicizzò una “colonia estiva” promossa dalla destra radicale, per arrivare alla categoria dei portieri. Oltre a Buffon – che con Pirlo e De Rossi sistemò sul palco della festa post vittoria del Mondiale 2006 uno striscione con scritto “Fieri di essere italiani” con in basso una piccola croce celtica – anche Abbiati e Sereni difendono la categoria. Ma la loro passione è manifesta. “Del fascismo condivido il patriottismo, i valori della religione cattolica ed il richiamo all’ordine. Non approvo, invece, l’entrata in guerra e le leggi razziali”, queste le dichiarazioni di Christian Abbiati di qualche anno fa. Matteo Sereni, scuola Lazio, si dice dorma con il busto del duce vicino al letto.  Dormirà in un letto matrimoniale con Aquilani.

Il regime fascista di Mussolini basò la propria propaganda sulla nazionale di calcio degli Azzurri: le Ludi Juveniles sono un esempio di come – dopo circa sei mesi dalla vittoria del Campionato del Mondo vinto dagli Azzurri di Pozzo nel 1934 – il Duce abbia puntato parecchio sulla nazionale per sensibilizzare maggiormente la gente.

Che si compiano gesti inneggianti al regime  appositamente o meno bisogna prestare molta attenzione: il calciatore diventa simbolo o, quanto meno, il suo gesto può essere potenzialmente visto da tutto il mondo. Non è ammissibile che nel 2013 succedano cose del genere e qualsiasi giustificazione non può essere accettata. L’ignoranza spesso è una colpa, in questo caso molto grave.

L’ex terzino sinistro del Verona Gianluca Falsini afferma: “Giocatori di sinistra – Lucarelli, Protti, Mauro –  ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei”. Ogni riferimento è puramente casuale.

Pensare non è reato, fare gesti e discorsi apologetici sul nazi-fascismo si.

 

Simone Giuffrida

All’interno dell’articolo era stato erroneamente citato Riccardo Sindoca. Qui la Rettifica

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