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Ue, norme comuni per confisca patrimonio mafioso

“Gli Stati membri dell’Unione europea devono dotarsi di norme comuni per quanto riguarda il congelamento e la confisca dei proventi della criminalità organizzata”. Lo ha detto l’europarlamentare Salvatore Iacolino, vice capo delegazione di Forza Italia a Strasburgo, prima di votare la direttiva sulla confisca dei patrimoni mafiosi, che rientra in una più ampia strategia dell’Ue per combattere la frode, la corruzione ed il crimine organizzato transnazionale.

Oggi, meno dell’1% dei proventi di reati come il traffico di droga, la contraffazione, il traffico di esseri umani e il contrabbando di armi di piccolo calibro vengono confiscati. La direttiva approvata oggi dal Parlamento europeo in sessione plenaria dovrebbe consentire alle autorità nazionali d’identificare e rintracciare gli introiti derivati da attività criminali – come le liquidità depositate in conti bancari, i beni immobili, i veicoli, le opere d’arte, le quote di società, le aziende – e di congelarle, gestirle e confiscarle in tutta l’Unione europea.

“La criminalità organizzata transnazionale – ha aggiunto l’eurodeputato di Forza Italia – è un fenomeno di natura essenzialmente economica. Per contrastarla, quindi, servono strumenti per aggredire i patrimoni e i ricavi di business illeciti. Viene inoltre riconosciuta la possibilità di procedere alla confisca ‘per equivalente’, così come a quella estesa ‘a terzi’, modalità già utilizzate con efficacia in alcuni Stati membri come l’Italia. Confidiamo inoltre che il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati, al momento contemplato solo come opzione, in futuro possa rientrare tra le norme minime comuni agli Stati membri. Bisogna infatti puntare alla fruizione collettiva dei beni sottratti al crimine organizzato”.

“La costruzione di un’area di giustizia, di libertà e di sicurezza in Europa – ha concluso Iacolino –passa dall’utilizzo di questi mezzi, di cui potrà avvalersi anche la Procura europea, che a marzo approderà in plenaria per l’approvazione del rapporto preliminare di cui sono relatore”.

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