Cultura

Tutti uguali davanti alla vita, tutti uguali di fronte alla legge

Unicef di Palermo (foto di Concetta Ventimiglia)

Si è svolto ieri a Palazzo  Chiaramonte Steri il seminario “Tutti uguali davanti alla vita, tutti uguali di fronte alla legge“, organizzato dal  Comitato provinciale Unicef di Palermo e il movimento dei giovani volontari YoUnicef, in occasione dell’anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Novembre 1989.

L’incontro è stato organizzato per richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono in Italia.

A tal proposito il riferimento è alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, alla quale aderisce anche il Comune di Palermo, incentrata sui diritti di cittadinanza e di voto per le persone di origine straniera.

L’incontro è stato moderato da Vittorio Di Matteo, volontario YoUnicef , con la partecipazione di Giovanna Cernigliaro, Presidente del Comitato Provinciale UNICEF di Palermo, della Prof.ssa Pina Palmeri, professore ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Barbara Evola, Assessore P.I. del Comune Di Palermo, Giusto Catania, Assessore Partecipazione e Migrazione, Fulvio Vassallo, Professore di Diritto di Asilo e Statuto Costituzionale dello Straniero, Rachid Berradi, finalista olimpico, Primatista Italiano e Testimone, e Alfonso Cinquemani, Presidente del Centro Astalli.

Giovanna Cernigliaro, Presidente del Comitato Provinciale Unicef di Palermo spiega che quasi un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia e più di cinquecentomila sono nati e cresciuti qui.

La legislazione ferma al 1992, quando ancora la presenza degli stranieri era minima, prevede che il minorenne nato in Italia da cittadini italiani, acquista automaticamente la cittadinanza italiana. In caso contrario sarà solo provvisto di un permesso di soggiorno, rinnovabile, e solo al compimento dei 18 anni sarà possibile richiedere la cittadinanza entro un anno di tempo; la permanenza sul territorio italiano del minorenne di origine straniera non in possesso della cittadinanza può essere compromessa e interrotta in qualunque momento da vicende quali la perdita del lavoro dei genitori, diminuzione di reddito, rientro al Paese di origine. Una realtà alquanto difficile che condizionerà la vita futura di questi giovani che hanno come tutti tanta voglia e diritto di realizzare i propri sogni.

L’Unicef Italia, sperando in una revisione dell’attuale legge sulla cittadinanza con un testo unificato e bipartisan, rispondente agli standard condivisi a livello internazionale in materia di diritti umani fondamentali, propone alle amministrazioni comunali di compiere gesti che indirizzino la società civile verso una reale cultura dell’inclusione, come quello della concessione della cittadinanza onoraria ai bambini di origine straniera nati residenti nel Comune.

“In Italia l’aumento dei comportamenti discriminatori – dice Giusto Catania, Assessore Partecipazione e Migrazione – nei confronti dei bambini di origine straniera sta causando un grave rischio di esclusione sociale; tanti cittadini Italiani che vivono da sempre pienamente le proprie città non hanno la possibilità di accedere alla cittadinanza Italiana. Palermo sta accogliendo positivamente queste richieste perché ritengo che tutti quelli che vivono pienamente questa città debbano essere cittadini Palermitani. Bisogna abbattere la xenofobia nei confronti dei non cittadini perché ognuno di loro è portatore di culture e bisogna diventare un paese interculturale, combattendo direttamente sul territorio delle idee”.

Risulta evidente, quindi, che i bambini e gli adolescenti di origine straniera residenti in Italia affrontino sfide educative ed economiche maggiori, e che il loro benessere è compromesso in molti ambiti tra le quali: sanità, istruzione, sicurezza economica, lavorativa e abitativa, per questo aggiunge Barbara Evola, Assessore P.I. del Comune Di Palermo: “Le scuole hanno un ruolo fondamentale nei confronti di questa realtà, devono ricostruire il tessuto sociale e cercare di seguire questi giovani accompagnandoli nel loro percorso di crescita sia culturale che  sociale, spesso ostacolato anche dalle condizioni disagiate della famiglia. Sono già stati attuati dei corsi di formazione per fronteggiare il problema, e intervenire direttamente sulle famiglie, i ragazzi e il corpo docente”.

 Concetta Ventimiglia

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