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Troppi sondaggi non condizionano la scelta degli elettori?

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Mancano 16 giorni alle elezioni regionali e da ogni dove spuntano sondaggi che riguardano sia i candidati alla Presidenza della Regione che le liste che stanno concorrendo per gli scranni dell’Ars. Sondaggi commissionati da quotidiani e partiti ad agenzie che li ‘somministrano’ per professione e per ‘piccioli‘.

Gli effetti della pubblicazione dei dati naturalmente danno luogo a titoloni, comunicati stampa dei ‘vincitori’ e ‘perdenti’, commenti e condivisioni. Insomma, fanno il loro mestiere: fare rumore e creare scompiglio.

Però, ponendoci sul piano dell’elettore medio – che s’informa quotidianamente attraverso i giornali, la televisione e soprattutto il web – i sondaggi nascondono delle insidie non di poco conto.

L’esempio più importante riguarda l’elettore indeciso che vorrebbe votare una lista che è data al di sotto della soglia del 5%.

Si potrebbe in questo modo instaurare il meccanismo del timore del ‘voto inutile’ e optare per un’altra scelta, pur di dare un valore concreto alla sua ‘ics’ sulla scheda.

Il danno è palese: la lista preventivamente scelta viene così a perdere ulteriore consenso e così si configurerebbe un condizionamento della selezione dell’elettore.

La legge impone che i sondaggi, proprio per evitare questo pericolo, non debbano essere né somministrati né diffusi sia il giorno prima del voto che durante ma soltanto alla chiusura dei seggi.

Ma ormai – visto il numero di sondaggi pubblicati nelle settimane precedentiil dato è tratto.

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