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Trattativa mafia – Stato, saranno assolti tutti per non aver commesso il fatto?

Il Pm di Palermo Antonio Ingroia

Il 29 ottobre di questo mese ci sarà a Palermo la prima udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia e registro nell’opinione pubblica una grande aspettativa, ovvero che l’iter processuale regali l’agognata verità, sinora negata.

Voglio uscire dal coro, per affermare, invero, che nutro forti perplessità che una qualsivoglia verità illuminerà gli anni più terribili della nostra Repubblica. Non sono né pessimista, né un veggente, piuttosto mi definisco “realista coi piedi per terra”, perché ho smesso di aver fiducia in questo Stato, ma soprattutto, ho smesso di piangere per aver esaurito le lacrime: le ultime che m’erano rimaste le ho versate in via D’Amelio.

E proprio per quelle lacrime vorrei leggere qualcosa di “verità”. A dir il vero, è da illo tempore che è sparita dalla mia mente la possibilità di poterla leggere, e non può che essere altrimenti quando noto il remar contro di alcuni pezzi dello Stato. Sino ad ora i politici si sono limitati a enunciazioni di principio, ossia offrire gli strumenti per l’accertamento della verità: enunciazioni sterili e privi di susseguenti iniziative. È ovvio che tutto questo non può che far male. Anzi malissimo, perché soltanto i cittadini si sono resi conto che in via D’Amelio, nel luglio del 1992, si è consumata una delle più aberranti e vergognose pagine della nostra Repubblica. Quel giorno, non sono stati assassinati un Giudice e dei poliziotti: è stato commesso un crimine verso tutti gli italiani; è stata vilipesa la Costituzione con l’avvallo di una trattativa e che questa trattativa sia certificata o meno da una sentenza, poca importa. E ripensando alla Costituzione, viene da chiedersi se oggi chi è deputato ad osservarla, invece non la calpesti.

Un Giudice, il PM Antonio Ingroia, che pubblicamente ha ammesso di essere “Partigiano della Costituzione”, ossia garante e osservante, è stato fatto oggetto di incivili e gratuiti attacchi: ci mancava soltanto che gli riservassero la stessa fine di Girolamo Savonarola. E coloro che un giorno sì e l’altro pure additavano al pubblico ludibrio Ingroia, sono proprio quelli che siedono negli scranni più alti della nostra Repubblica, i quali non hanno trovato di meglio che esternare opinabili accuse. Ma dimenticano volutamente di fornire ad Ingroia e alla Procura di Palermo, quel sostegno morale necessario a compiere il massimo sforzo possibile per accertare la verità.

È in corso una sorta di “scontro” paragonabile a Davide contro Golia, dove la posta in gioco è l’onestà di questo Stato: dove è in gioco la credibilità delle Istituzioni, perchè la riscrittura della storia della lotta alla mafia potrebbe avere conseguenze disastrose. Ed è per questi motivi che mi pongo la domanda: il processo sulla trattativa giungerà a sentenza con la locuzione “…tutti assolti per non aver commesso il fatto?”.

Non voglio spegnere l’entusiasmo, ma la mia è una presa d’atto di quel che avviene da decenni sui fatti di mafia: fatti talvolta colmi di palesa verità ma che non può essere ascritta per mancanza di elementi probatori. Potrebbe sembrare un’amara constatazione, ma la bellissima stagione del maxi-processo, che ha visto trionfare la Giustizia per opera di uomini come Falcone e Borsellino, è soltanto un lontano ricordo. Ora siamo nel terzo millennio ove è più conveniente non divulgare il contenuto di quattro telefonate, dove è più facile costringere un Giudice ad allontanarsi dall’Italia, piuttosto che dare agli italiani e alle famiglie delle vittime di mafia, la verità sulle stragi mafiose.

La verità, la generosità, l’onestà sono parole sparite dal lessico dei politici italiani. Invece per me e milioni di italiani sono parole d’uso quotidiano. In me è vivo il ricordo di aver conosciuto persone oneste: persone che definisco Uomini e che sono amati dagli italiani. Spero e lo auguro ardentemente di sbagliarmi, ma se la mia domanda in narrativa chioserà la trattativa tra Stato-mafia, una coltre nebbia avvolgerà per sempre Palermo. Parafrasando quella scritta anonima di via Isidoro Carini, dopo l”assassinio del generale Dalla Chiesa, “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”, potremmo affermare che “Qui muore la verità sulle stragi 92-93”. Il processo in itinere a Caltanissetta contro Spatuzza e company è un’altra storia.

Pippo Giordano

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