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Trapani, le mani della mafia sulla Louis Vuitton Cup

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Stamani è partita una operazione della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza chiamata “Corrupti mores”, a Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone. Sono stati sequestrati beni mobili e immobili a Francesco e Vincenzo Morici.  I due imprenditori siciliani, padre e figlio di 79 e 50 anni, operano nel settore dell’edilizia e da tempo sono considerati molto vicini al numero uno di Cosa nostra Matteo Messina Denaro.

Il boss infatti utilizza imprenditori per condizionare gli appalti pubblici attraverso Francesco Pace e prima ancora Vincenzo Virga. Viene inoltre sequestrato un cantiere nel porto di Trapani, in quanto ancora presenti anomalie in forniture di opere per l’America’s Cup realizzate per la regata “Louis Vuitton act 8 e 9” (uno dei Grandi eventi della protezione civile). Si suppone inoltre il coinvolgimento del senatore Pdl Antonio D’Alì, accusato di concorso in associazione mafiosa a Palermo.

A trapani il provvedimento di tale sequestro è stato emesso dal presidente del tribunale di Trapani, Piero Grillo. All’inizio del mese il presidente, aveva dato il via alla confisca, su richiesta della Dia, da 1,3 miliardi per il “re dell’eolico”, Vito Nicastri. Un quadro descritto da 703 pagine della richiesta di sequestro del questore Esposito. L’appalto è quello per i moli e le banchine a ponente del porto (46 milioni di euro) in occasione della Louis Vuitton Cup, vinto da un’ati (associazione temporanea di imprese) tra cui la Coling di Morici. Inoltre si parla di un dialogo avvenuto nel 2006 dove Morici dichiarò: «Per il rapporto che mio padre (Francesco Morici) ha con il senatore D’Alì puoi star certo che l’appalto sarà aggiudicato a noi».

Tutti i beni dei Morici oggi sono stati sequestrati quindi al momento Denaro non potrà più contare sul loro sostegno.

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