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Totò Riina minaccia. Di Matteo non si arrende

Le lettere di minacce da parte di Riina non sconfortano il magistrato Di Matteo che in un intervista rilasciata a Repubblica dice: “Resto a Palermo e continuo a fare il mio lavoro”. E continua: “Per il momento non ho alcuna intenzione di lasciare la mia città, so che nella mia terra tanti semplici cittadini condividono un sogno di giustizia e di verità”.

Si tratta di alcune lettere, una anonima in cui si legge: “I pm della trattativa sono pedinati e spiati” e un’altra che parla apertamente del consenso di Riina su un attentato al tritolo. Inoltre qualche giorno fa, dopo l’ultima udienza del processo sulle trattative stato-mafia in cui il boss mafioso è coinvolto, Totò Riina si mostra furibondo: “Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire” e ancora all’interno delle carceri in uno sfogo che è stato ascoltato da un agente della polizia penitenziaria: “Quelli lì devono morire, fosse l’ultima cosa che faccio” e ancora “Gli faccio fare la fine del tonno, come a Falcone”.

Il magistrato vive ormai da vent’anni sotto scorta e ringrazia i Carabinieri che si occupano della sua incolumità. “Mi fido delle istituzioni che si stanno prendendo cura della mia sicurezza – dice a Repubblica – e ringrazio soprattutto i carabinieri che curano da tempo la mia scorta”. Inoltre ringrazia la partecipazione dei giovani “Rimango sempre colpito dalla grande voglia di partecipazione che incontro nelle scuole e nelle università – e aggiunge- i giovani esprimono con tutta la loro passione civile la stessa voglia di verità che deve sempre animare gli sforzi della magistratura”.

Ornella Caiolo

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