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Toni Servillo al Teatro Biondo con “Le voci di dentro”

Toni Servillo è regista e protagonista de Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, che ha debuttato al Teatro Biondo Stabile di Palermo martedì 6 maggio.

Una folta compagnia di attori napoletani di diverse generazioni affianca in scena Toni Servillo (che interpreta il ruolo di Alberto Saporito), a partire dal fratello Peppe, nel ruolo di Carlo Saporito, fratello del protagonista. Al loro fianco, Gigio Morra (Pasquale Cimmaruta), Betti Pedrazzi (Rosa), Chiara Baffi, Marcello Romolo, Lucia Mandarini, Vicenzo Semolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino.

Le scene dello spettacolo, prodotto da Teatri Uniti, Piccolo Teatro di Milano e Teatro di Roma in collaborazione con Théâtre du Gymnase di Marsiglia, sono di Lino Fiorito, i costumi di Ortensia De Francesco.

Repliche fino a domenica 11 maggio. Lo spettacolo è esaurito in tutte le repliche.

Dopo la lunga tournée internazionale della Trilogia della villeggiatura di Goldoni, e dopo il successo cinematografico de La grande bellezza, Toni Servillo torna al lavoro sulla drammaturgia napoletana e in particolare all’amato Eduardo, a dieci anni di distanza dal successo di Sabato domenica e lunedì.

Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico. L’assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. «Eduardo De Filippo – spiega Servillo – è il più straordinario e forse l’ultimo rappresentante di una drammaturgia contemporanea popolare, dopo di lui il prevalere dell’aspetto formale ha allontanato sempre più il teatro da una dimensione autenticamente popolare. In questa commedia si arriva ad una vera e propria “atomizzazione della coscienza sporca”, di cui Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell’impossibilità di far nulla per redimersi. Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall’indifferenza, di un altro dopoguerra morale».

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