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Terroristi fra i migranti? Morcone: “Nessuna certezza”

Il capo del dipartimento delle Politiche dell’immigrazione del Governo Mario Morcone riferisce di “non avere alcun elemento a questo proposito. Ritengo difficile che un terrorista addestrato possa rischiare imbarcandosi in quel gommone”

Un rapporto dell’Isis, ripreso ieri da media libici, rivela che lo Stato islamico starebbe puntando alla Libia “per arrivare in Europa” con i migranti e “trasformarla in inferno”. Secondo quanto trapelerebbe dal comunicato, la cui autenticità non è verificabile, gli uomini del Califfato citerebbero “l’immigrazione clandestina” quale possibile canale di accesso al Vecchio Continente.

Una notizia che non trova conferme neanche nelle parole pronunciate oggi davanti ai giornalisti dal prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento delle Politiche dell’immigrazione del Governo nazionale, ascoltato in commissione regionale Antimafia a Palazzo dei Normanni, a Palermo.

“Non ho nessun elemento a questo proposito né faccio polizia di prevenzione”, dichiara. ”Continuo a credere difficile che un investimento importante sia dal punto di vista delle risorse che da quello dell’impegno personale– precisa il rappresentate dell’Interno- entrambi necessari per addestrarmi a fare il terrorista, io lo metta a rischio su un gommone cinese che può bucarsi e che rischia di affondare”.

Insomma, permangono ancor tante ombre e non pochi dubbi su possibili infiltrazioni di terroristi dell’Is tra i migranti sbarcati negli ultimi mesi in Sicilia e sulle quali prova a far luce la Procura di Palermo che, lo scorso dicembre, ha aperto un’indagine per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi. L’unico dato certo, al momento, è che nel 2014 ci sono stati 170.816 ingressi sul territorio nazionale. E di questi, “solo 66.066 risultano registrati”, rivela un’inchiesta condotta dal giornalista Fabrizio Gatti de l’Espresso.

“Gli altri 104.750 sbarcati nel 2014 sono ora al di fuori di ogni controllo”, scrive ancora Gatti, svelando una presunta “mancanza di controlli nei Cara, i centri di accoglienza per i richiedenti asilo”, in particolare in quello di Bari.

Abbiamo chiesto al prefetto Morcone chiarimenti in merito a questo ma anche alla possibilità che il fenomeno interessi pure il Cara di Mineo. “Sono simpaticamente sorpreso dal fatto che quelle persone entrassero e uscissero scavalcando le sbarre e non entravano e uscivano dalla porta principale. Cosa che legittimamente avrebbero potuto fare”.

Perché legittimamente? Incalziamo.

Perché tutti i richiedenti asilo, identificati, possono entrare e uscire quando vogliono, non sono tenuti in nessun modo ad essere chiusi nei centri”.

E allora perché avrebbero scavalcato le sbarre?

“Non lo so, chiediamolo a Gatti, il quale forse, prima di fare quell’articolo avrebbe dovuto chiamare non me, che sono naturalmente un prefetto “oppressore dei poveretti”, ma l’Alto commissariato dei rifugiati, per esempio, per domandare se quelle persone avevano diritto di entrare e uscire quando avessero voluto da quei centri. E così è. Non per una mia scelta o una mia idea, ma per una direttiva europea che consente ai richiedenti asilo di rimanere in accoglienza di uscire ed entrare dai Cara e di lavorare fuori finché la loro situazione giuridica non è definita”.

Quindi è possibile che i 1.800 minori non accompagnati siano usciti dalla porta principale senza esserne più rientrati? Chiediamo ancora.

“Non è possibile, è certo. Va aggiunto, per correttezza d’informazioni, che la maggior parte di questi minori ha un’età compresa fra i 16 e i 17 anni. Ebbene, bisogna lavorare perché il fenomeno venga finalmente arginato”.

La preoccupazione condivisa sia dal capo dipartimento Politiche dell’immigrazione sia dal presidente dell’Antimafia regionale è che questi ragazzi, insieme ovviamente agli adulti, possano cadere nelle mani del “caporalato” , dei grandi proprietari terrieri che li sfrutterebbero come manodopera in nero.

“Abbiamo focalizzato l’attenzione soprattutto sul Cara di Mineo, sugli Sprar e su quello che sembra essere diventato in Sicilia un vero e proprio “business” dell’immigrato – ha detto il numero uno della commissione Nello Musumeci. “E’ emerso un quadro interessante, contrassegnato da omissioni, abusi, complicità, ma talvolta anche da attività trasparenti e apprezzabili.  Lavoriamo da mesi su questo fronte, incontrando anche il sospetto ostracismo di certa burocrazia. Capiremo presto se si tratta di ingiustificata prudenza o di inammissibile connivenza”.

Marina Pupella

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