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I Templari in Sicilia, una nuova sede nel messinese

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Sono Dame e Cavalieri, fanno beneficenza verso i più bisognosi e predicano la parola di Cristo. Non stiamo parlando dei protagonisti di un romanzo di ambientazione medievale, ma dei Cavalieri Templari Federiciani dei giorni nostri, i quali giorno 29 dicembre inaugurano la sede ufficiale di Roccalumera (Me), la prima in Sicilia.

Insediati da oltre un anno nel messinese e presenti in tutto il mondo, i membri della confraternita si rifanno all’antico ordine nato nel XII secolo e sciolto nel 1314 da Filippo il Bello con l’avallo di papa Clemente V. I neo-templari dichiarano di voler proseguire le battaglie dei loro predecessori non con le armi ma attraverso le opere di carità e di soccorso verso i poveri e i bambini in difficoltà. Il tutto accompagnato un’opera capillare di evangelizzazione.

L’inaugurazione della sede, resa possibile dalla disponibilità della Gran Dama Domenica De Luca, sarà preceduta da una serie di incontri lungo la riviera ionica, con personalità provenienti da tutta Europa, durante i quali saranno raccolti fondi per il reparto di pediatria dell’ospedale S.Vincenzo di Taormina e per Casa Meter di don Fortunato Di Noto, nonché per il restauro della statua del SS. Salvatore di Militello in Val di Catania.

L’Ordine dei Templari, anche nella sua veste più moderna, è da sempre oggetto di discussioni e critiche. Come le accuse di contiguità con la massoneria e le dispute tra le numerose ramificazioni presenti in tutto il mondo che rivendicano l’esclusiva discendenza dall’antico ordine. Va sottolineato che la confraternita federiciana, come sostenuto dal Precettore Enzo Ruggeri, rifiuta qualsiasi legame con logge massoniche e si impegna principalmente in azioni di beneficenza. Certo, rimane qualche perplessità sul voler perpetuare il nome di un sodalizio che con la carità aveva poco a che fare, avendo accumulato immense fortune nel corso degli anni e per questo inimicandosi il re e il papa, e che partecipò alle sanguinose crociate tra il XII e il XIII secolo.

Marco Cirincione

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