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Tacco dodici e rock aggressivo: Carmen è tornata sul palco palermitano

Tacco dodici e una band tutta al femminile: la cantantessa è tornata. Dopo un silenzio durato circa 5 anni,  Carmen Consoli solca nuovamente i palchi italiani e ieri è stata la volta di quello del Teatro di Verdura a Palermo con il suo “L’abitudine di tornare live estate 2015”.

Che fosse originale s’era già capito molti anni fa, che facesse infuocare la platea anche. Ma dimenticatevi la minuta Carmen dai capelli corti e sorrido timido, adesso Carmen è una donna con d maiuscola. A partire da suo look, sensuale e aggressivo, come quello delle rockstar internazionali: frangettona, minigonna al ginocchio di pelle bordeaux e top nero, tacchi a spillo su cui si è destreggiata con abilità per tutta la sera.

Ad aprire il concerto un timido Giovanni Caccamo e il suo fedele chitarrista Placido Salamone, che con il loro sound melodico hanno preparato le orecchie del pubblico. Platea eterogenea sia per sesso che per età, perché si sa, la Consoli incanta tutti.

E poi si spengono le luci e si accende il rock. Poco più di due ore nelle quali non si è risparmiata,  la cantautrice catanese ha spaziato il suo repertorio tra nuovo e passato, imbracciando la sua chitarra rosa con la tracolla piumata ha scatenato, letteralmente, l’inferno.  Fatto di brani solo voce e arpeggio, di arrangiamenti ricercati e rock possente.

Ha presentato i nuovi brani, come sempre, mai banali, dedicati alle donne e alla nostra terra. Testi che parlano di cronaca, femminicidi, ironicamente trattati per denunciare ciò che succede quotidianamente. Una donna protetta da un pitone che viene ‘murata’ nel bagno di casa dal marito/pretendente, e la superficialità delle forze dell’Ordine, una storia gridata è quella de “la Signora del Quinto Piano”.

E poi un excursus storico dai primi anni del successo ad oggi, fatto di Amore di Plastica,  Vergine Storpia, Confusa e Felice, Parole di Burro, Matilde odiava i gatti, sempre accompagnata dal coro dei suoi fan.

Momento emozionante, quello dedicato agli eroi dell’antimafia e ai palermitani, che come un “Esercito silente” combatte il malaffare con la cultura e la bellezza.

Ma nel suo nuovo progetto, la Consoli si distingue per dalla ricercatezza dei suoni, dalla completezza delle armonie, dalla potenza dei decibel e della cascata di sfumature sonore.

Coadiuvata da due donne, due elementi preziosi,  compagne di strada: Fiamma Cardani alla batteria e Luciana Luccini al basso. Un trio affiatato, musicalmente perfetto, corredato da una regia di luci che butta il cuore oltre la prassi e da un gruppo di fonici e backliners che nella serata in questione (con due amplificatori scoppiati a metà live, presumibilmente per uno sbalzo di tensione) hanno fatto autentici miracoli.

Brano dopo brano le epoche e gli stili si mescolano con grazia e sorpresa, ed è qui che sta l’arte: la giusta bilancia tra un live troppo contemporaneo che scontenterebbe la tribù e un concerto di vent’anni fa, bello almeno quanto malinconico e cristallizzato. Ma il pericolo è scampato. La cantantessa sa quello che fa, e se non fosse così di sicuro non sarebbe lei.

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