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Studenti stranieri a Sferracavallo per pulire la spiaggia

Foto ufficio stampa

Cina, Bangladesh, Egitto, Sierra Leone, Senegal. E poi Germania, Ucraina, Francia. Sono questi alcuni dei paesi di provenienza degli studenti della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo che lo scorso fine settimana, attrezzati con guanti e sacchi forniti dal Comune di Palermo, hanno aderito alla “Giornata di Pulizia delle Spiaggia” organizzata dal Ceipes con l’obiettivo di sensibilizzare giovani e bambini al rispetto dell’ambiente.

Così venerdì mattina gli studenti sono stati accompagnati in questa esperienza dai docenti della Scuola e dai tutor – studenti del corso di laurea in Mediazione Linguistica. Il gruppo di studenti era composto da giovani con lo status giuridico di “minori stranieri non accompagnati” ospitati in diverse comunità di accoglienza (“Stellaria” e “La Mimosa” di Palermo e “Comunità Don Calabria” di Termini Imerese) e provenienti da Sierra Leone, Bangladesh, Senegal, Egitto e che da Febbraio frequentano corsi di italiano. Presenti anche numerosi studenti cinesi del progetto Marco Polo e studenti provenienti da Germania, Ucraina e Vietnam del progetto Erasmus. La Scuola non è stata l’unica ad aver accolto l’invito dei Ceipes. Accanto agli studenti stranieri, infatti, c’erano i piccoli alunni dell’Istituto Comprensivo di Sferracavallo e a altre associazioni della città attive nel sociale.

È questa un’altra delle iniziative della Scuola di italiano per Stranieri per fare dialogare con la città i giovani di altre lingue e culture che per un periodo più o meno lungo si trovano a vivere e a studiare a Palermo. Il semplice gesto di raccogliere dei rifiuti per restituire alla città ospitante una spiaggia pulita può essere importante. Prendersi cura dei luoghi del paese che accoglie incentiva infatti il processo di integrazione e il senso di appartenenza. Lo studente straniero diventa così meno estraneo perché dà un suo contributo alla comunità. Questo vale in particolare per i minori stranieri non accompagnati che, in fuga da esperienze pesantissime di miseria e di guerra, devono costruire interamente un nuovo progetto di vita. I tanti sacchi neri che hanno riempito di plastica e vetro esprimono, forse meglio di tante parole, la loro voglia di mettersi in gioco insieme agli altri.

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