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Standing ovation per Camilleri, Laurea Honoris Causa a Urbino

Laurea Camilleri. Foto Internet

Giornata trionfale per Andrea Camilleri presso l’Aula Magna di Magistero dell’Università degli Studi di Urbino, una lectio magistralis sullo stato di salute della lingua italiana.

Lo scrittore ed intellettuale di Porto Empedocle, ha ricevuto infatti, dallo stesso ateneo marchigiano la Laurea Honoris Causa in Lingue. Alla cerimonia ha assistito anche la moglie dello scrittore Rosetta. Tocco e toga per il creatore del commissario Montalbano e anche per Monica Guerritore, che ha letto alcuni brani di Camilleri e che ha ricevuto il sigillo di Ateneo e per meriti artistici.

Le prime parole del “neo laureato” sono rivolte alla crisi e alla situazione politica italiana ed europea: “Mi auguro che Monti abbia avuto ragione sui tagli imposti ai cittadini per sottrarre l’Italia alla “colonizzazione” da parte dell’Europa. Qualche mese addietro – ha aggiunto – il presidente del Consiglio, il senatore Monti, ebbe ad affermare solennemente che egli e il suo Governo, attraverso le severe misure restrittive imposte agli italiani, avevano salvato il nostro paese dalla colonizzazione, vale a dire dalla cessione all’Europa da parte della nostra sovranità nazionale. Intendendo naturalmente sovranità economico-finanziaria e non territoriale.

Premesso che lo stesso Monti ha dovuto ammettere di avere agito con brutalità a seguito dell‘eredità fallimentare che gli è stata lasciata e della crisi dell’euro, mi auguro che realmente sia stato così, e me lo auguro soprattutto per tutti coloro che hanno perduto il lavoro, per i giovani senza più futuro, per coloro che non hanno né lavoro né pensione, per le famiglie ridotte alla povertà, per i milioni di disoccupati forzati”.

Dopo questo tagliente incipit socio-politico, Camilleri è entrato nel vivo del suo intervento, manifestando le sue preoccupazioni sullo stato della nostra lingua: “A me la nostra lingua non sembra star molto bene, e sembra che non si faccia niente per curarla sicché le sue condizioni di salute peggiorano col trascorrere del tempo”.

Torna a bacchettare il presidente del Consiglio Monti, “il primo, certamente in totale buonafede, a collaborare a una più sottile e pericolosa e devastante forma di colonizzazione, quella della lingua italiana da parte di lingue straniere. Proprio lui, parlando di spread o di spending rewiew, è il primo a dare il cattivo esempio.

Monti però non fa che continuare una pessima abitudine dei nostri politici, basterà ricordare parole come ‘election day’, ‘devolution’,’premier’ e via di questo passo. Oppure altra brutta abitudine è quella di creare orrende parole derivate tipo resettare. Tutti segni, a mio parere, non solo di autosudditanza ma soprattutto di un sostanziale provincialismo.

Lo scrittore evidenzia che: “se comincia a morire la nostra lingua, è la nostra stessa identità nazionale che viene messa in pericolo. Spero di non dover lasciare ai miei nipoti non solo un paese dal difficile avvenire ma anche un paese la cui lingua ha davanti a sé un incerto destino. Credo veramente che tutto quello che è la perdita di identità della lingua è una perdita di identità della nazione. Noi – ha continuato Camilleri – siamo nati come nazione perché era nata prima di tutto una lingua.

Dante veniva letto dal mio catanonno in italiano, pur vivendo nel più profondo sud borbonico. Lo stesso capitò con i Promessi sposi: nella sua biblioteca ho trovato l’edizione pre-unitaria. Voglio dire che gli italiani esistevano già senza saperlo, esistevano per la lingua. L’attacco alla lingua, la perdita di identità è la perdita, per ciò che riguarda l’Italia, dell’identità di una nazione.

Da qualche anno a questa parte – ha ricordato Camilleri – la traduzione in italiano di tutti gli atti dell’Unione Europea è stata abolita. L’obbligatorietà della traduzione rimane per l’inglese, il francese e il tedesco. E questo senza che nessun politico italiano vigorosamente protestasse, pur essendo l’Italia uno dei paesi fondatori della Ue.

Se all’estero la nostra lingua è tenuta in scarsa considerazione, da noi – ha aggiunto – viene quotidianamente sempre più vilipesa e indebolita da una sorta di servitù volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale ci sottoponiamo privilegiando l’uso di parole inglesi. E c’è di più. Un esempio per tutti. Mi è capitato di far parte, quale membro italiano, della giuria internazionale del Premio Italia annualmente indetto dalla Rai con sede a Venezia. Ebbene, il regolamento della giuria prevedeva come lingua ufficiale dei giurati quella inglese, senza la presenza di interpreti. Sicché uno svedese, un russo, un francese e un giapponese e un italiano ci trovammo costretti ad arrangiarci in una lingua che solo il rappresentante della Bbc padroneggiava brillantemente.

Va da sé – ha concluso – che la lingua ufficiale, in Francia, del Festival di Cannes è il francese, la lingua ufficiale in Germania del Festival di Berlino è il tedesco”.

Fabio Butera

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